Fatto questo breve excursus, entriamo nel merito della questione.
Dopo il 21 novembre “Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”, arriva la ricorrenza di oggi in un momento triste e di grande incertezze, voglio ringraziare per il loro impegno continuo il Punto d’Ascolto della Zona Sociale 3, Assisi, Bastia Umbra, Bettona, Cannara e Valfabbrica, finanziato dai cinque Comuni, che come hanno ha voluto organizzare tale giornata. Naturalmente, come sempre accade alla fine di queste manifestazioni, penso ad un vecchio adagio popolare, “Finita la festa, gabbato lo Santo”.
Ricordare è bene, seppur in maniera strampalata come è usanza per taluni, più importante è combattere sul campo. Non basta un seppur necessario ed importante il lavoro dei “Punto di Ascolto” dislocati in tanti territori, ma occorrono ad ogni livello politiche attive sulla questione violenza sulle donne ed ogni tipo di violenza.
Per violenza, infatti, non si intende solo quella fisica, odiosa e vigliacca, ma anche quella più sottile e silente, che è quella psicologica. La quale fa meno rumore e non riempie i notiziari. È una violenza più subdola, che si insinua non solo nell’ambito famigliare o delle convivenze o degli affetti, ma anche nei luoghi di lavoro. Essendo appunto spesso rilegata nel profondo di chi la subisce, spesso per necessità, il poter perdere un lavoro, è quindi meno clamorosa. Ma chi per la subisce è una sofferenza grande. Spesso una agonia.
La violenza sulle donne, specialmente quella fisica, in questo ultimo periodo di pandemia, in seguito a forzate convivenze imposte dal lockdown, è aumentata in maniera straordinaria, triplicati i femminicidi, secondo i numeri resi noti il 24 novembre dal Ministero degli Interni.
È violenza contro le donne anche la disparità tra i sessi, specialmente per quanto riguarda il lavoro, non solo sul lavoro, ma del lavoro che non c’è. Sempre sul Sole 24 Ore di ieri questa problematica è stata ampliamente discussa e portata alla luce. In questo periodo di pandemia, riporta l’autorevole quotidiano economico, sono state proprio le donne a pagare il prezzo più alto, perché spesso costrette a “lavoretti” (quasi sempre in nero) e che quindi non ricadono nelle statistiche ufficiali. Come la disparità di trattamento economico a parità di lavoro svolto.
È violenza contro le donne, non dare seguito ai pomposi proclami che si fanno in queste occasioni, anche dalle Amministrazioni Comunali. Selfie e presentazioni di libri non servono a risolvere, semmai a sensibilizzare. Anche dal basso che si può procedere per cambiare una bestiale cultura (maschilista), che poi per gran parte è alla base di queste violenze. Sia ogni giorno il 25 Novembre, non ci si fermi ai proclami o alle parole pronunciate in questa giornata, si dia seguito con capitoli economici dedicati e con leggi serie e politiche concrete. Non ci si serva di questi argomenti in campagna elettorale e poi ci si dimentichi il giorno dopo, come in tanti fanno. La politica si deve interessare seriamente a tali gravi tematiche e non lasciare sole le tante donne, ragazze e bambine che ogni giorno
soffrono e non hanno il coraggio di denunciare.Claudia Maria Travicelli
( Democratico e Popolari per Assisi )




