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	Commenti a: Se il degrado chiama altro degrado	</title>
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		Di: Virgilio Piermaria		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Virgilio Piermaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 17:55:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Uno scrittore classico, tale Lucio Anneo SENECA scrisse: &quot;Certi momenti ci vengono strappati via, altri ci vengono sottratti furtivamente e altri ci sfuggono senza che ce ne accorgiamo. Tuttavia, la perdita più vergognosa è quella che avviene per nostra negligenza.&quot; Questa visione positiva della causa del degrado a cui assistiamo spinge a trovare soluzioni. Certo è che non parliamo di un fenomeno locale o territoriale. Con forme e cause differenti incuria e degrado sono una realtà globale! Cosa significa, come ci riguarda? Visto che non siamo i &quot;primi&quot; ad esserne investiti altre menti, leader, paesi avranno provato modi per indurre una consapevolezza che rovinare qualcosa di pubblico, danneggia tutta la società. Questi metodi messi in campo NON HANNO FUNZIONATO. Sembra che agiamo verso la &quot;res publica&quot; come quando si guida l&#039;auto: se vediamo o ci segnalano una pattuglia di carabinieri o un autovelox allora tutti ligi nei limiti; passato il controllo si torna ai comportamenti da giungla di asfalto. 
Siamo allora senza speranza? Sì se lasciamo andare le cose come stiamo facendo: non ci sono più codici di riferimento (valori morali), persone di riferimento (genitori, professori, autorità) dando un&#039;interpretazione molto fuorviante alla storica e scientifica frase del TUTTO E&#039; RELATIVO che dovrebbe rimanere invece confinata alla &quot;fisica quantistica&quot;. Avendo invece sdoganato questo concetto del relativo a ogni aspetto della vita abbiamo creato una società in cui ciascuno per gioco, per noia, per quello che vuole o che non vuole si sente libero/a di rompere, rovinare, distruggere, ferire persino ... uccidere. La morale di quanto descritto per me è: se lo specchio mi mostra calvo non è colpa sua se sono senza capelli.
Esiste una soluzione? Sì ma è utopica. Perchè? Chi anteporebbe il bene comune prima di pensare a se stesso o se stessa? Chi sarebbe disposto/a a rinunciare a privilegi personali per essere UGUALE agli altri? Chi dividerebbe un capitale a 7, 8, 9 zeri per un bene comune? Chi rinuncerebbe ad un lavoro che piace e molto ben pagato per stare a casa con i suoi &quot;adorati&quot; piccolini? Siamo capaci, per fare le vacanze COME VOGLIO IO, ad abbandonare animali che abbiamo voluto avere noi in casa! Siamo arrivati al punto di ucciderci in famiglia, di abbandonare bimbi in auto sotto il sole e dire ... ops mi sono dimenticato/a ero troppo stressato, andavo di fretta. Guidiamo senza prestare attenzione usando il telefonino, investiamo persone senza averne coscienza e, ciliegina sulla torta, frodiamo o tacciamo incassi non tracciabili per pagare meno tasse. 
Ma davvero quello mostrato dalle foto è vero degrado? ...
Non dico di lasciare perdere o ignorare ma parliamo solo della punta di iceberg di dimensioni enormi. Apprezzo e lodo la sig.ra Lucia Di Claudia per aver sollevato la questione. Distinti saluti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno scrittore classico, tale Lucio Anneo SENECA scrisse: &#8220;Certi momenti ci vengono strappati via, altri ci vengono sottratti furtivamente e altri ci sfuggono senza che ce ne accorgiamo. Tuttavia, la perdita più vergognosa è quella che avviene per nostra negligenza.&#8221; Questa visione positiva della causa del degrado a cui assistiamo spinge a trovare soluzioni. Certo è che non parliamo di un fenomeno locale o territoriale. Con forme e cause differenti incuria e degrado sono una realtà globale! Cosa significa, come ci riguarda? Visto che non siamo i &#8220;primi&#8221; ad esserne investiti altre menti, leader, paesi avranno provato modi per indurre una consapevolezza che rovinare qualcosa di pubblico, danneggia tutta la società. Questi metodi messi in campo NON HANNO FUNZIONATO. Sembra che agiamo verso la &#8220;res publica&#8221; come quando si guida l&#8217;auto: se vediamo o ci segnalano una pattuglia di carabinieri o un autovelox allora tutti ligi nei limiti; passato il controllo si torna ai comportamenti da giungla di asfalto.<br />
Siamo allora senza speranza? Sì se lasciamo andare le cose come stiamo facendo: non ci sono più codici di riferimento (valori morali), persone di riferimento (genitori, professori, autorità) dando un&#8217;interpretazione molto fuorviante alla storica e scientifica frase del TUTTO E&#8217; RELATIVO che dovrebbe rimanere invece confinata alla &#8220;fisica quantistica&#8221;. Avendo invece sdoganato questo concetto del relativo a ogni aspetto della vita abbiamo creato una società in cui ciascuno per gioco, per noia, per quello che vuole o che non vuole si sente libero/a di rompere, rovinare, distruggere, ferire persino &#8230; uccidere. La morale di quanto descritto per me è: se lo specchio mi mostra calvo non è colpa sua se sono senza capelli.<br />
Esiste una soluzione? Sì ma è utopica. Perchè? Chi anteporebbe il bene comune prima di pensare a se stesso o se stessa? Chi sarebbe disposto/a a rinunciare a privilegi personali per essere UGUALE agli altri? Chi dividerebbe un capitale a 7, 8, 9 zeri per un bene comune? Chi rinuncerebbe ad un lavoro che piace e molto ben pagato per stare a casa con i suoi &#8220;adorati&#8221; piccolini? Siamo capaci, per fare le vacanze COME VOGLIO IO, ad abbandonare animali che abbiamo voluto avere noi in casa! Siamo arrivati al punto di ucciderci in famiglia, di abbandonare bimbi in auto sotto il sole e dire &#8230; ops mi sono dimenticato/a ero troppo stressato, andavo di fretta. Guidiamo senza prestare attenzione usando il telefonino, investiamo persone senza averne coscienza e, ciliegina sulla torta, frodiamo o tacciamo incassi non tracciabili per pagare meno tasse.<br />
Ma davvero quello mostrato dalle foto è vero degrado? &#8230;<br />
Non dico di lasciare perdere o ignorare ma parliamo solo della punta di iceberg di dimensioni enormi. Apprezzo e lodo la sig.ra Lucia Di Claudia per aver sollevato la questione. Distinti saluti</p>
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