“Rallegrati, figlia di Sion,
grida di gioia, Israele” (Sof 3, 14)
Dal profeta Sofonia questo invito alla gioia rimbalza su Maria: “rallegrati, piena di grazia”.
Da Maria rimbalza fino a noi.
Il motivo di questa gioia, che caratterizza in modo speciale l’odierna domenica di Avvento, è oggi sottolineato dall’apertura della Porta Santa. Riascoltiamo il profeta:
“Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te
è un Salvatore potente.
Gioirà per te,
ti rinnoverà con il suo amore,
esulterà per te con grida di gioia”
Ecco dunque il motivo della nostra gioia: Gesù! È lui il Dio in mezzo a noi, il Dio con noi, il Salvatore potente.
È lui la porta della Misericordia, anzi, il volto stesso della Misericordia.
L’antico annuncio si rivolgeva a un popolo oppresso ma soprattutto ferito dalla sua stessa infedeltà all’alleanza con Dio. 
La nostra condizione non è molto diversa. Viviamo in un mondo contraddittorio. Un mondo che si è arricchito di tecnica, ma si è impoverito di amore. Fa proclami di pace, e registra tanta violenza. Ha esplorato come in nessun’altra epoca le bellezze del cosmo e rischia al tempo stesso la catastrofe ecologica. Si abbandona alla speculazione finanziaria riempiendo le tasche di pochi, mentre la miseria più nera costringe un’infinità di sventurati in barconi di morte alla ricerca di un lembo di dignità. È il tempo dell’informazione sconfinata e della crisi radicale dei valori. Un tempo che velocizza i contatti e indebolisce i rapporti, fino a sbriciolare la famiglia, nucleo fondante della società. Un tempo che, nel consumismo, promette una vita da sogno, mentre spesso non sa offrire che disillusione e disperazione.
Da questo chiaro-scuro nessuno di noi può tirarsi fuori. Nemmeno possiamo pensare di scaricarne solo sugli altri la responsabilità. All’origine della contraddizione c’è, in definitiva, il nostro peccato. Ci siamo dentro tutti!
Ma Dio ci vuole bene. E non vede l’ora di risollevarci. L’Anno della Misericordia mostrerà la sua energia vivificante nella misura in cui riconosciamo l’amore di Dio, confessiamo sinceramente il nostro peccato e prendiamo coscienza delle nostre responsabilità. Soprattutto nella misura in cui faremo nostro il principio che Gesù enuncia nel Vangelo, e che papa Francesco ha scelto come tema di questo anno speciale: “Beati i misericordiosi, perché otterranno misericordia”.
La misericordia è grazia sanante, che si riceve nel dialogo con Gesù, il Crocifisso Risorto, il Salvatore. Egli è pronto a perdonarci, ma si aspetta un sì al suo amore. La misericordia non è uno sconto, ma una spinta all’impegno. Lo abbiamo imparato dai moniti del Battista appena ascoltati nel vangelo.
A chi gli chiedeva: “Che cosa dobbiamo fare?” egli ha indicazioni per tutti. In particolare pone per tutti il principio dell’amore: “Chi ha due tuniche ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare faccia altrettanto”. Ci è chiesta insomma l’apertura del cuore. Non una piccola e sfuggente elemosina, ma la logica della condivisione: aprire il cuore, aprire le case, aprire le mense…
Abbiamo un maestro in Francesco di Assisi. È per lui che il mondo guarda alla nostra Città, e c’è da aspettarsi che ancor più pellegrini vengano a visitarla quest’anno. Ecco quello che egli scrive nel suo Testamento: “Quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi, e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro, mi fu cambiato in dolcezza d’animo e di corpo”.
Tutto parte in lui dalla misericordia. E questa misericordia volle ottenere per tutti alla Porziuncola.
Aderendo all’invito del Santo Padre, mettendoci alla scuola del Poverello, abbiamo aperto la porta santa della Cattedrale. È il segno di Cristo. L’abbiamo voluta così, come una porta “trasparente”, che fa guardare lontano, in entrata e in uscita. Non è la porta che immette in un luogo protetto, ma la porta che fa immergere nell’amore. È la porta che conduce al cuore di Cristo, e ci invia poi dove Cristo ci da appuntamento nei suoi poveri.
Ecco il senso dell’atrio della misericordia all’Istituto Serafico, luogo-simbolo della carità, dove l’accoglienza di ragazzi bisognosi di tutto, ma che sprizzano vita da tutti i pori, esprime quanto di meglio la nostra Chiesa è chiamata ad operare, in questa e nelle tante altre iniziative, per essere una Chiesa fedele al vangelo e degna dei suoi santi.
L’Anno della Misericordia sia un grande laboratorio. Nascano nuovi stili di vita, che tocchino non soltanto la vita ecclesiale, ma tutta la società: l’economia, la politica, la cultura. Costruiamo una cultura della misericordia, battendoci per un mondo senza barriere, bello come una casa accogliente. Costruiamo una Chiesa dai rapporti caldi e fraterni dove ci si guarda negli occhi e si sperimenta la bellezza dello stare insieme. Le parole di Paolo or ora ascoltate sono anch’esse un’espressione di questa cultura della misericordia: “Siate sempre lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti”.
Cari fratelli e sorelle, papa Francesco, che noi ci auguriamo voglia farci ancora dono della sua visita nel corso di questo anno speciale, desidera una Chiesa che sia un’oasi di misericordia. Per una provvidenziale coincidenza, celebreremo quest’anno l’VIII centenario dell’indulgenza della Porziuncola e il trentesimo anniversario dello “spirito di Assisi”. Due volti della misericordia, che ha in Cristo la sua sorgente. Con l’aiuto di Maria, Madre di misericordia, lasciamoci travolgere da quest’onda di amore, per trovare la pace e la gioia del cuore. Buon Anno Santo a tutti!
13/12/2015
Ufficio stampa
Diocesi Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino


