Francesco Messina
Guida alle opere d’arte all’aperto del comprensorio di Assisi
scheda n°9
di Enrico Sciamanna – a cura di Oicos riflessioni
foto di Marco Francalancia
Autore – Francesco Messina
Titolo opera – La resurrezione di Lazzaro
Anno realizzazione – 1953
Ubicazione – Assisi, teatro all’aperto Pro Civitate Christiana, v. Ancajani
Nella sua lunghissima vita d’artista 1900 – 1995, Francesco Messina produce un’enorme quantità di opere. Inizia a lavorare fanciullo a Genova e continua finché non si spegne a Milano. La sua attenzione è rivolta soprattutto alla scultura, utilizzando molti materiali. Le sculture assisane sono di bronzo, lega che tratta con una sapienza magistrale ottenendone risultati celebrati dalla critica e dal pubblico. I suoi lavori sono presenti in tutto il mondo e in Italia ce ne sono di monumentali, di una grandiosità che rievoca la grande tradizione rinascimentale.
Intorno alla sede della Pro Civitate Christiana sono presenti una serie di opere di varia fattura appartenenti alla Galleria interna all’Osservatorio, che ne racchiude una quantità tale da poterla considerare uno dei più importanti contenitori di arte contemporanea dell’Umbria. Nomi di assoluto valore e opere di altrettanto significato, che si esprimono incentrandosi sulla figura di Cristo.
Le opere esterne, collocate sugli spazi di transito o sui muri, sulle porte, saranno oggetto di una descrizione prossima. Al colmo della gradinata del teatro all’aperto è collocato il gruppo scultoreo La resurrezione di Lazzaro. L’opera, un bronzo 195×80, appartiene a una serie di miracoli di Cristo, fa parte della collezione dal 1953 ed è stata acquisita insieme all’Incredulità di S. Tommaso, alla prima idealmente speculare, due Pietà, un Cristo divino lavoratore dello stesso materiale di dimensioni analoghe. Sempre nello stesso periodo l’autore ha realizzato anche 14 Stazioni della via crucis, a rilievo e un San Giovanni Battista, che, nell’insieme fecero parte di una mostra.
Opere decisamente devozionali, di cui La resurrezione di Lazzaro è forse il momento più significativo. Il gruppo è costituito da un Cristo che si rivolge vis à vis al risorto, sovrastandolo seppur di poco. Entrambi in piedi, gli occhi dell’uomo sono socchiusi ed egli è intento ad ascoltare parole che, data la superba espressività del trattamento del volto di Cristo – la bocca aperta, lo sguardo compenetrato, l’indice della mano destra che lo interpella – appaiono chiare ed incisive. La tecnica esecutiva e il risultato figurativo complessivo sono tradizionali, all’interno di un formalismo tipico dell’arte religiosa del secolo passato, ma tenuto con un’abilità che trapela dall’elegante disinvoltura delle posture, dalla naturalezza dei gesti, dal ricco panneggio che deriva dalla grande scuola rinascimentale e manierista, della scultura e della pittura. Cristo, con il suo gesto e con la familiarità che lo lega al giovane, pare affidargli autorevoli ed affettuose istruzioni esistenziali o un’investitura che lo responsabilizza: essere modello della resurrezione dell’uomo e prolessi della propria.
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