Assisi, Cultura

FRANCESCO, messaggero di Dio non degli uomini.

Il Celano nella Vita Prima di San Francesco dal verso 422 scrive: Chi potrebbe descrivere

Il Celano nella Vita Prima di San Francesco dal verso 422 scrive: Chi potrebbe descrivere la sicurezza e il coraggio con cui gli stava davanti (Francesco al Sultano) e gli parlava, e la decisione e l’eloquenza con cui rispondeva a quelli che ingiuriavano la legge cristiana? …….. Ma in tutte queste cose il Signore non concedeva il compimento del desiderio del Santo, riservandogli il privilegio di una grazia singolare.

 

Il Bonaventura nella sua Leggenda Maggiore dal verso 1173 scrive: dopo averli malmenati in mille modi e calpestati, per disposizione della divina provvidenza, li portarono (Francesco e Illuminato) dal Sultano, come l’uomo di Dio voleva. Quel principe incominciò a indagare da chi, e a quale scopo e a quale titolo erano stati inviati e in che modo erano giunti fin là. Francesco, il servo di Dio, con cuore intrepido rispose che egli era stato inviato non da uomini, ma da Dio altissimo, per mostrare a lui e al suo popolo la via della salvezza e annunciare il Vangelo della verità. E predicò al Soldano il Dio uno e trino e il Salvatore di tutti, Gesù Cristo, con tanto coraggio, con tanta forza e tanto fervore di spirito, da far vedere luminosamente che si stava realizzando con piena verità la promessa del Vangelo: Io vi darò un linguaggio e una sapienza a cui nessuno dei vostri avversari potrà resistere o contraddire……………. E il Santo a lui: “ Se mi vuoi promettere, a nome tuo e a nome del tuo popolo, che passerete alla religione di Cristo, qualora io esca illeso dal fuoco, entrerò nel fuoco da solo”………. Vedendo, inoltre, che non faceva progressi nella conversione di quella gente e che non poteva realizzare il suo sogno, preammonito da una rivelazione divina, ritornò nei paesi cristiani.

 

Leggendo queste righe possiamo renderci conto di quanto oggi siano per lo più travisati i presupposti ideologici con cui si vorrebbe vestire quell’incontro storico fra il nostro Serafico Padre San Francesco e  il Sultano mussulmano di Egitto Malik al Kamil, avvenuto in vero per volontà di Dio su ben altre altezze umane e spirituali di quelle che vengono propinate quotidianamente, annacquate dalla retorica tradizional-popolare di “pace e bene” (Francesco non ha mai detto questa frase). Francesco non era un “pacifista”, la sua missione era ben altra, e ridurla a una mera ricerca della pace nel senso di semplice assenza di guerra non è la verità né storica, né religiosa, né spirituale.

 

Naturalmente per motivi di spazio non si può riportare in questa pagina il testo in latino, molto forte e pregnante lessicalmente, né la traduzione integrale dell’avvenimento riportata dai due principali biografi del Santo, ma ognuno può andare a consultare le Fonti Francescane. Da quanto trasmessoci si devono trarre conclusioni secondo verità storica inalienabili:

  • Francesco aveva il solo desiderio di predicare il santo Vangelo al popolo mussulmano per convertire quelle genti alla fede in Cristo nostro Signore. Prima di Damietta egli provò per tale scopo a raggiungere il Marocco attraverso la Spagna, ma una malattia lo fece desistere.
  • Egli mise a rischio la vita e cercò il martirio soltanto per la croce di Cristo, e solo per un miracolo Francesco e il suo compagno nella missione, Illuminato, colcati di percosse, rimasero in vita.
  • Il solo argomento affrontato da Francesco in quell’incontro fu la predicazione della verità, impersonificata da Gesù Cristo, per dimostrare al Sultano che stava vivendo nell’errore, annunciando quale fosse l’unica ed esclusiva via della salvezza, e lo fece con un fervore e una sapienza tali da far rimanere incantato il Sultano. In questo senso egli non tentò di cercare un accordo con lui, né offrì una pace dalle fondamenta umane, molli, ma solo quella che fosse scaturita dalla piena accettazione della verità che è in Cristo. In questo senso egli non portò la pace, ma la guerra, come dice Gesù (“Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!” – Lc 12: 49).
  • Fu ascoltato dal Sultano perché, animato da uno speciale e straordinario modo di essere rivoluzionario, davvero inusuale per l’epoca, si presentò davanti a lui inerme, come bambino ingenuo traboccante della purezza di Dio, senza vergogna, come lo è chiunque è colmo della grazia, nudo di fronte a lui (“erano entrambi nudi e non ne avevano vergogna” – Gn 2: 25): Francesco era in carne ed ossa la parola vivente, era esattamente ciò che predicava, e le argomentazioni sublimi che dovettero uscire dalla sua bocca, illuminata da quella grazia divina, ammaliarono a tal punto il Sultano che per poco non riuscì nella sua impresa, e cioè di convertirlo a seguire e professare Cristo.
  • Ma ciò non avvenne, Dio non permise che ciò si adempisse, e Francesco, pur ammirato dallo stesso Sultano, nel cuore del quale aprì un’ampia breccia di benevolenza e di amicizia, dovette tornare a casa, non riuscendo a portare a termine la precipua impresa che si era proposto.

 

Francesco, dunque, non è un pacifista che sventola la bandiera arcobaleno, non porta la pace secondo gli uomini, ma secondo Dio, così come dice Gesù: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi” – Gv 14: 27-31. Egli era a suo modo un crociato che combatteva la sua battaglia con altre armi che non le appuntite spade, sorretto esclusivamente dalla Provvidenza celeste. Il dialogo e la pace di Francesco possono adempiersi soltanto nella verità che vuole annunciare, Gesù Cristo, e mettono in conto anche un prezzo da dover pagare. Infatti, sempre il Celano al verso 1173 scrive: “Avanzarono ancora e si imbatterono nelle sentinelle saracene, che, slanciandosi come lupi contro le pecore, catturarono i servi di Dio e, minacciandoli di morte, crudelmente e sprezzantemente li maltrattarono, li coprirono d’ingiurie e di percosse e li incatenarono. Finalmente, dopo averli malmenati in mille modi e calpestati, per disposizione della divina provvidenza, li portarono dal Sultano, come l’uomo di Dio voleva”.

 

Soltanto perché non esiste più alcun uomo o donna come lui, cioè cristiani autentici che soprattutto con l’esempio, armati solo della fede, sappiano rendere gloria a Dio tanto da essere credibili agli occhi degli altri uomini e donne, non abbiamo il diritto di adattare al nostro facile e superficiale perbenismo secolare la sua alta vocazione di Araldo del Gran Re, dileggiando la verità a nostro piacimento, magari a fini meramente pubblicitario-turistici, o per accaparrare i soliti futili e patetici consensi terreni.

Francesco, cioè, non è l’uomo della pace per la pace, non è l’uomo del “vogliamoci bene”, semmai è l’uomo del confronto e del dialogo, ma per nulla accondiscendente al compromesso, egli era certo della Verità e solo quella cercava di far emergere dal cuore degli altri uomini, scavando nelle profondità dell’anima. Infatti, non trovandola, o almeno non appieno, in quell’incontro, tornò a casa.

 

Esclusivamente il suo coraggio, il suo altissimo esempio, la sua profonda conoscenza di Dio, di Uno al quale Dio ha concesso di “parlare con Lui e tuttavia restare in vita” (Dt 4: 33), da soli devono ispirarci alla vera umiltà, alla vera fede, unica arma lecita da portare sempre con noi; alla vera pace in Dio, che solo Dio può dare, non gli uomini (ricordate la torre di Babele: “Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città” – Gn 11: 8), alla vera e unica sapienza, al vero dialogo che si fonda sulla testimonianza e sul sacrificio per il vangelo, allontanando da noi la tentazione di rifugiarci nell’ipocrisia e nel compromesso: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” – Mt 28: 19-20.

E ancora: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo,

diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.

12 Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli” – Mt. 5,11-12

 

I mie attuali amici e fratelli e sorelle mussulmani mi insegnano ogni giorno la costanza nella preghiera, la saldezza nella fede, sono molto più avanti a me nella perseveranza, e nella lealtà verso Dio e verso gli uomini. Mi emoziona il loro modo di salutarmi mettendosi la mano con cui hanno stretto la mia sul loro cuore!

Che i santi Martiri Cristiani di oggi e di ogni tempo, e il mio eroe Santo Francesco, possano concedermi, pur nella mia condizione di miserabile peccatore, la forza di far assaporare a questi miei amici mussulmani almeno un alito del sublime profumo di quell’alba gloriosa in cui Cristo è risorto. Questa è la mia fede per volontà di Dio.

Allora la storia trattenne il respiro e il moto dell’universo fu scrollato dall’ineluttabile, ci fu dato il senso della vita, la gioia piena senza più ombre. Da allora non abbiamo più paura della morte, né di qualcos’altro, nulla più ci turba. Che cosa potrebbe più tormentarci? Gesù è risorto!

Anche se ancora non lo possiamo ravvisare con i nostri occhi mortali, da quell’alba di eternità sono in verità scomparse tutte le religioni; non esistono più nazioni, razze; non ci sono più partiti, gruppi, congregazioni, unioni, sette, generi, ma tutti, proprio tutti, siamo stati riuniti in un unico destino di bene; un epilogo, il Suo ritorno, che non potremo mai immaginare appieno, tanto sarà oltremodo esaustivo di tutte le nostre domande, anche di quelle che per i nostri limiti non sapremo mai porre.

05/01/2019

Mauro Loreti

Leave A Comment