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	<title>Editoriale &#8211; Terrenostre</title>
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	<title>Editoriale &#8211; Terrenostre</title>
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		<title>L’OSSESSIONE DI ESISTERE SOLO SE SI APPARE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 16:37:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bastia Umbra]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[Editoriale del 24/04/2026 L’OSSESSIONE DI ESISTERE SOLO SE SI APPARE &#160; Oggi esistiamo davvero solo se qualcuno ci guarda. O meglio, se qualcuno mette un like. L’immagine è sempre stata importante nei rapporti umani, ma ciò che accade oggi è diverso: non si tratta più di presentarsi, bensì di costruire una versione di sé pensata per essere consumata. I social]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Editoriale del 24/04/2026</strong></p>
<h2 style="text-align: center;"><strong>L’OSSESSIONE DI ESISTERE SOLO SE SI APPARE</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2026/04/Red24-04-Social-Media.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright wp-image-120491" src="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2026/04/Red24-04-Social-Media.jpg" alt="" width="355" height="200" /></a>Oggi esistiamo davvero solo se qualcuno ci guarda. O meglio, se qualcuno mette un like. L’immagine è sempre stata importante nei rapporti umani, ma ciò che accade oggi è diverso: non si tratta più di presentarsi, bensì di costruire una versione di sé pensata per essere consumata. I social media rendono tutto semplice e immediato: basta un filtro, una posa, qualche parola calibrata per creare una maschera perfetta. Il rischio è che, a forza di indossarla, diventi più reale di chi la porta.</p>
<p style="text-align: justify;">Viviamo immersi in un flusso continuo di vite perfette: corpi impeccabili, sorrisi costanti, successi ostentati. Un teatro permanente in cui tutti sembrano felici e realizzati. Ma è davvero così o stiamo assistendo a una gigantesca finzione collettiva? Anche nel nostro quotidiano, tra spot di politici e spot commerciali, vediamo narrazioni costruite e opposte: chi descrive tutto come perfetto, chi come un disastro. La verità, probabilmente, sta nel mezzo. Ma sui social il mezzo non funziona: funziona ciò che colpisce e divide.</p>
<p style="text-align: justify;">Così si recita. L’apparire diventa una necessità, quasi un bisogno fisico. Non si condivide più per comunicare, ma per esistere agli occhi degli altri. Ogni contenuto diventa una richiesta implicita: guardami, dimmi che valgo. Più aumentano i like, più cresce l’illusione di contare. Ma è un equilibrio fragile: basta il silenzio e tutto vacilla. E allora la domanda inevitabile: chi siamo quando nessuno ci guarda? O ci guarda con maggiore attenzione?</p>
<p style="text-align: justify;">Perché, prima o poi, lo schermo si spegne. I filtri scompaiono e resta la realtà, senza pubblico né conferme. Ed è lì che emerge la verità: condividere un sorriso non significa essere felici, mostrare un amore non lo rende più profondo, fotografare un momento non lo rende più autentico, descrivere un luogo non lo rende più attraente.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse il vero atto rivoluzionario oggi è non condividere: fermarsi davanti a un tramonto senza scattare una foto, vivere un momento senza trasformarlo in contenuto, smettere di cercare approvazione per iniziare a riconoscersi.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché la verità è semplice: non siamo ciò che mostriamo, ma ciò che resta quando smettiamo di mostrarci. È proprio lì che inizia la libertà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2025/04/Terrenostre-Logo.jpg"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-110036" src="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2025/04/Terrenostre-Logo.jpg" alt="" width="216" height="35" /></a><br />
di <strong>Francesco Brufani &#8211; <em>Direttore</em></strong><br />
(© Riproduzione riservata)</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>DAVANTI AL CORPO DI FRANCESCO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Feb 2026 17:43:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Assisi]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[Editoriale del 23/02/2026 DAVANTI AL CORPO DI FRANCESCO &#160; Tante volte mi sono chiesto come sia stato possibile che un uomo come San Francesco d&#8217;Assisi, vissuto nel 1200, abbia potuto cambiare la storia restando dentro la semplicità della propria quotidianità. Non so davvero com’era la vita nel Medioevo, ma ho sempre avuto la sensazione che Francesco fosse avanti nel tempo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Editoriale del 23/02/2026</strong></p>
<h2 style="text-align: center;"><strong>DAVANTI AL CORPO DI FRANCESCO</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p data-wp-editing="1"><a href="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2026/02/Foto-3.jpg"><img decoding="async" class="alignright wp-image-118739" src="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2026/02/Foto-3.jpg" alt="" width="350" height="233" /></a>Tante volte mi sono chiesto come sia stato possibile che un uomo come San Francesco d&#8217;Assisi, vissuto nel 1200, abbia potuto cambiare la storia restando dentro la semplicità della propria quotidianità. Non so davvero com’era la vita nel Medioevo, ma ho sempre avuto la sensazione che Francesco fosse avanti nel tempo.</p>
<p>Il suo non è stato soltanto il cammino di una persona buona o generosa. È stato un percorso lungo, rigoroso, fatto di discernimento, studio, testimonianza, preghiera, sacrificio, viaggi. Un cammino che ha lasciato un segno profondo. La sua fama non nasce da una strategia di comunicazione, ma dal popolo, dalla gente che ha incontrato, dalla solidità della sua storia e della sua testimonianza. Da ottocento anni il suo nome continua a circolare nel mondo con rispetto e ammirazione.</p>
<p><a href="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2026/02/Foto-2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-118741" src="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2026/02/Foto-2.jpg" alt="" width="262" height="350" /></a>Per questo mi sono chiesto: perché non andare a venerare le spoglie di un Santo che ha fatto la Storia per l’Amore e per la Pace? Perché non mettersi in cammino davanti a ciò che resta di una vita che ha indicato una strada? Così ho deciso di prenotare per l’ostensione nella basilica di San Francesco, ad Assisi. Ieri, 22 febbraio, alle 17.15, insieme a mia moglie e con l’accompagnamento di padre Alessandro Picchiarelli, ci siamo trovati nel piazzale della cattedrale di San Rufino. Visto che per l’occasione si prevedeva un’affluenza enorme abbiamo scelto di prendere il bus alla stazione di Santa Maria degli Angeli. Anche questo, per noi, è stato un piccolo segno: ci sentivamo parte di qualcosa di grande che stava accadendo, proprio vicino a casa, ma di portata storica ed internazionale.</p>
<p>Da San Rufino siamo scesi a piedi verso la Basilica Inferiore. Un percorso in discesa, semplice solo in apparenza, ma pieno di insidie per chi non ha buoni freni ai piedi. Lungo il tragitto la folla aumentava. Già nei pressi della abbazia di San Pietro la fila era interminabile. Lungo il percorso vi erano organizzati blocchi per regolare l’accesso, infine, nel piazzale antistante la Basilica vi era montato un grande tendone dove tutti venivano controllati con i metal detector. Volontari, forze dell’ordine e frati insieme per una macchina organizzativa efficace e composta. Nella sola prima giornata sono entrate circa 18.000 persone, con una media di 1.500 ogni ora. Numeri importanti, eppure l’atmosfera era di rispetto, di pazienza, di collaborazione. Complice una temperatura quasi primaverile, ma soprattutto un clima di raccoglimento autentico.</p>
<p>Poi il momento.</p>
<p><a href="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2026/02/Foto-1-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-118740" src="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2026/02/Foto-1-1.jpg" alt="" width="262" height="350" /></a>Davanti alla teca di vetro che custodisce i resti mortali del Santo, un’emozione intensa ha attraversato i miei pensieri. Sono svaniti la stanchezza, l’attesa, i dubbi. Mi sono sentito felice. Non c’era curiosità, non c’era spettacolo. Niente cellulari. Solo commozione e spiritualità.</p>
<p>Ho pensato che Francesco è stato un uomo che ha scelto di amare la Vita fino in fondo. Ha vissuto la fragilità con fede, il dolore con speranza, la gioia con gratitudine. Ha saputo guardare la natura e le sue creature con uno sguardo nuovo. La Chiesa si è chinata su di lui riconoscendone la luce e l’umanità, ma prima ancora è stato il popolo a custodirne la memoria.</p>
<p>La straordinaria partecipazione di questi giorni conferma che il suo messaggio è ancora perfettamente vivo. In un tempo rumoroso e frammentato, migliaia di persone hanno accettato di attendere in silenzio per pochi istanti di preghiera. È il segno che c’è ancora sete di autenticità, di pace, di sacro.</p>
<p>L’ostensione proseguirà fino al 22 marzo. Io so soltanto che quella di ieri è stata una giornata indimenticabile. Amo questo santo e sono orgoglioso di chiamarmi come lui. E davanti al suo corpo, dopo ottocento anni, ho avuto la certezza che il suo cammino non appartiene soltanto al passato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2025/04/Terrenostre-Logo.jpg"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-110036" src="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2025/04/Terrenostre-Logo.jpg" alt="" width="216" height="35" /></a><br />
<strong>di Francesco Brufani – <em>Direttore</em></strong><br />
(© Riproduzione Riservata)</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Quando l’opposizione si assenta: un problema democratico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jan 2026 15:47:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bastia Umbra]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[Editoriale del 28/01/2026 QUANDO L’OPPOSIZIONE SI ASSENTA: UN PROBLEMA DEMOCRATICO &#160; Negli ultimi mesi, a Bastia Umbra, si sta registrando un fenomeno che non può passare inosservato: la progressiva e ripetuta assenza dei consiglieri comunali di opposizione – espressione del centrodestra – dai principali momenti della vita istituzionale e pubblica della città. Non si tratta di singoli episodi isolati, ma]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Editoriale del 28/01/2026</strong></p>
<h2 style="text-align: center;"><strong>QUANDO L’OPPOSIZIONE SI ASSENTA:<br />
UN PROBLEMA DEMOCRATICO</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-117935" src="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot.jpg" alt="" width="300" height="207" /></a>Negli ultimi mesi, a Bastia Umbra, si sta registrando un fenomeno che non può passare inosservato: la progressiva e ripetuta assenza dei consiglieri comunali di opposizione – espressione del centrodestra – dai principali momenti della vita istituzionale e pubblica della città.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si tratta di singoli episodi isolati, ma di una tendenza che solleva interrogativi politici seri sul ruolo e sulla funzione dell’opposizione in Consiglio comunale. Solo per citare alcuni fatti recenti, lunedì 26 gennaio, alla Sala Maschiella di Umbria Fiere, si è svolta la presentazione del piano di rilancio strategico del Quartiere Fieristico Regionale: un evento di grande rilievo per Bastia e per l’intera Umbria, con la presenza del meglio dell’imprenditoria regionale, delle associazioni, delle partecipate e di numerosi rappresentanti istituzionali. In sala erano presenti esponenti della maggioranza comunale e regionale, ma si è notata l’assenza totale dei consiglieri comunali di centrodestra.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, vale la pena ricordarlo, quel piano è il primo step per l’ammodernamento del Centro Fieristico Regionale e sarà seguito dal progetto in corso di redazione finanziato anche con Fondi di Coesione assegnati dal Governo Meloni, con atti firmati dall’allora presidente della Regione Donatella Tesei e dall’allora sindaco di Bastia Umbra Paola Lungarotti, entrambe espressione del centrodestra. Un’assenza che appare dunque ancora più difficile da comprendere, anche sul piano politico e istituzionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 27 gennaio, inoltre, Bastia Umbra ha commemorato la Giornata della Memoria con l’apposizione di alcune “Pietre d’Inciampo” in ricordo degli Internati Militari Italiani, cittadini catturati durante la Seconda Guerra Mondiale mentre prestavano servizio militare e trattenuti nei campi di lavoro in Germania. La memoria di questi uomini dovrebbe essere patrimonio condiviso da tutta la comunità e da tutte le forze politiche. Anche in questa occasione, tuttavia, si è registrata l’assenza dei consiglieri di centrodestra. Una circostanza che colpisce, soprattutto se si considera che 117 cittadini bastioli furono internati nei campi di lavoro: una pagina di storia che riguarda direttamente tante famiglie del territorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma l’episodio più critico, sul piano strettamente istituzionale, resta quello avvenuto durante il Consiglio comunale chiamato a discutere il bilancio preventivo (23 dicembre scorso): l’atto più importante dell’azione amministrativa, quello che indirizza le scelte politiche, economiche e sociali della città. In quella seduta, ben tre consiglieri di opposizione su sei erano assenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Non meno significativa è la percezione di una più generale assenza dalla vita politica e amministrativa dei coordinatori dei partiti e delle liste civiche. Limitata partecipazione alle attività culturali e sociali, ridotta iniziativa politica, poca presenza tra la gente. La conseguenza è il progressivo indebolimento del pluralismo e il senso, per molti cittadini, di non sentire altra voce che quella della maggioranza. Dove il dibattito politico si affievolisce, cresce anche il disinteresse e si alimenta l’allontanamento dalle urne.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto la domanda è inevitabile: perché questa crescente assenza dell’opposizione dalla vita politica e amministrativa di Bastia Umbra?</p>
<p style="text-align: justify;">Fare il consigliere di opposizione è certamente faticoso. Richiede studio degli atti, spesso messi a disposizione all’ultimo momento, capacità di analisi, preparazione degli interventi, presenza nelle commissioni, attenzione alle ricadute concrete delle decisioni sulla vita della comunità. È un lavoro impegnativo, poco visibile e raramente gratificante. Ma è anche un dovere politico verso i cittadini che hanno espresso il loro voto.</p>
<p style="text-align: justify;">È indispensabile, quindi, uno scatto di orgoglio politico: tornare a fare opposizione in modo serio e organizzato, condividendo il lavoro con la squadra che ha sostenuto la candidatura, costruendo proposte, presenziando ai momenti pubblici della città, grandi e piccoli. Lo stesso vale per i coordinatori delle liste civiche e dei partiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché la politica non si fa solo in aula consiliare, ma anche tra la gente, negli eventi pubblici, nelle iniziative civili e istituzionali che segnano la vita di una comunità.</p>
<p style="text-align: justify;">In caso contrario, l’assenza diventa una forma di rinuncia. E un’opposizione che rinuncia al proprio ruolo non indebolisce solo se stessa, ma impoverisce il confronto democratico e il diritto dei cittadini ad avere un controllo reale sull’azione della maggioranza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2025/04/Terrenostre-Logo.jpg"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-110036" src="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2025/04/Terrenostre-Logo.jpg" alt="" width="216" height="35" /></a><br />
<strong>di Francesco Brufani – <em>Direttore</em></strong><br />
(© Riproduzione Riservata)</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Il Natale dello spazio pubblico: L’allestimento di Piazza Mazzini e la marginalizzazione del Presepe</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2025 11:17:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bastia Umbra]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[Editoriale del 23/12/2025 IL NATALE DELLO SPAZIO PUBBLICO: L’ALLESTIMENTO DI PIAZZA MAZZINI E LA MARGINALIZZAZIONE DEL PRESEPE &#160; Anche quest’anno, a Bastia Umbra, l’allestimento natalizio di piazza Mazzini, le luminarie, l’albero e l’assenza di un vero e proprio presepe tradizionale hanno acceso un dibattito rovente e divisivo. Una discussione che ha finito per polarizzare la comunità, anziché favorire un clima]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Editoriale del 23/12/2025</strong></p>
<h1 style="text-align: center;"><strong>IL NATALE DELLO SPAZIO PUBBLICO:<br />
L’ALLESTIMENTO DI PIAZZA MAZZINI<br />
E LA MARGINALIZZAZIONE DEL PRESEPE</strong></h1>
<p>&nbsp;</p>
<figure id="attachment_117086" aria-describedby="caption-attachment-117086" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><a href="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2025/12/Gerardo-Dottori-La-Nativita-1930_800.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-117086" src="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2025/12/Gerardo-Dottori-La-Nativita-1930_800.jpg" alt="" width="300" height="394" /></a><figcaption id="caption-attachment-117086" class="wp-caption-text">Gerardo Dottori, La Natività, 1930, Galleria d’Arte Moderna a Roma</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Anche quest’anno, a Bastia Umbra, l’allestimento natalizio di piazza Mazzini, le luminarie, l’albero e l’assenza di un vero e proprio presepe tradizionale hanno acceso un dibattito rovente e divisivo. Una discussione che ha finito per polarizzare la comunità, anziché favorire un clima di condivisione e sana collaborazione reciproca. Nonostante siano stati realizzati i presepi sul terrazzo del Comune e su quello della chiesa di san Michele.</p>
<p style="text-align: justify;">Da rito collettivo capace di unire, il Natale dello spazio pubblico a Bastia sta rischiando di trasformarsi in un terreno di scontro simbolico. È una dinamica che si ripete ormai da alcuni anni e che merita di essere affrontata andando oltre la contingenza e la polemica immediata. L’atmosfera intima e accogliente delle luminarie, la festosità dell’albero, lo spirito natalizio degli addobbi e delle vetrine fanno parte dell’attesa del tempo di Natale per tutti e per tutte le età. Il Natale è principalmente una festa cristiana e ha profonde radici religiose che non si possono negare. Il presepe, in particolar modo, non è semplicemente un oggetto devozionale ma un elemento fondativo della cultura italiana che ha contribuito in modo decisivo alla costruzione dell’immaginario artistico e civile del nostro Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Marginalizzare il presepe significa non cogliere il suo valore culturale profondo: la rappresentazione della Natività è stata per secoli uno dei principali linguaggi attraverso cui l’Arte italiana ha raccontato se stessa al mondo. Pittura, scultura, architettura, teatro sacro e tradizioni popolari hanno trovato nel presepe un punto di sintesi straordinario, capace di parlare a credenti e non credenti. Con San Francesco e il presepe di Greccio si inaugura una rivoluzione culturale: il sacro entra nella quotidianità, assume i volti, i paesaggi, le architetture dei luoghi. È da questa intuizione che prende avvio un lungo percorso artistico che attraversa il Medioevo e il Rinascimento, contribuendo alla nascita della cultura moderna. Da Giotto a Cimabue, dal Perugino al Ghirlandaio, da Botticelli a Leonardo, da Caravaggio a Rubens, fino a Tiepolo, Andrea della Robbia e, in ambito novecentesco, Gerardo Dottori, la Natività diventa uno dei temi privilegiati dell’arte occidentale. Non una riproduzione convenzionale di un tema sempre uguale a se stesso, ma un campo di sperimentazione continua, capace di rinnovarsi nei linguaggi pur restando fedele ad un nucleo simbolico ben chiaro e condiviso. In Umbria questo processo assume una forza particolare. Il paesaggio, la spiritualità francescana, la misura degli spazi urbani hanno reso il Presepe e la Natività una forma di racconto intimamente legata all’identità del territorio. È difficile comprendere la storia artistica umbra senza riconoscere questo legame.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla luce di tutto ciò, la questione nodale anche per piazza Mazzini non è la contrapposizione tra sacro e laico, ma, più profondamente, l’uso dello spazio pubblico come luogo di identità collettiva. Un allestimento natalizio, per quanto temporaneo, è sempre un progetto culturale e urbano. Comunica un’idea di città e di comunità, dialoga – o non dialoga – con la sua storia, parla ai residenti e ai visitatori. Quando questo dialogo si interrompe, quando i linguaggi adottati risultano avulsi dal contesto e non condivisi, il rischio è quello di produrre spaesamento anziché attrattività. Per questo motivo il Natale dello spazio pubblico non può essere affrontato come una questione episodica o di espressione personale, né demandato a decisioni assunte all’ultimo momento. È necessario che il confronto si apra con largo anticipo e coinvolga l’intera comunità: commercianti, associazioni culturali, parrocchie, realtà sociali. Il periodo che precede il Natale dovrebbe essere occasione di dibattito pubblico e di progettazione condivisa, non di contrapposizioni (tardive).</p>
<p style="text-align: justify;">In questo quadro, è doveroso affrontare anche il tema delle responsabilità. Chi trae un beneficio diretto dall’aumento della frequentazione della piazza (negozianti, esercenti, attività di ristorazione) non può limitarsi a contestazioni dell’ultimo minuto, ma dovrebbe contribuire attivamente, anche sul piano economico, alla costruzione e alla promozione dell’immagine natalizia della città. L’identità urbana e l’attrattività non sono beni astratti: richiedono investimenti e corresponsabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Per intenderci, il Natale non può essere un atto casuale di marketing. Occorre progettare un piano di comunicazione, conquistare il potenziale Cliente con auguri empatici, divertenti ed emozionanti così da lasciare il segno. Molti commercianti del centro storico non solo hanno deciso di non investire in comunicazione, in luminarie, in attrazioni emotive, ma addirittura hanno avviato contestazioni e persino raccolte di firme che, in questo periodo dell’anno, appaiono incomprensibili e fuori luogo.</p>
<p style="text-align: justify;">Parallelamente, il tema dell’utilizzo delle risorse pubbliche non può essere eluso. Al contrario, deve essere affrontato con maggiore chiarezza e rigore. Mai come quest’anno l’investimento a carico del Comune – e quindi dell’intera collettività – è stato significativo, a fronte di un risultato che già non appare proporzionato, sia in termini di afflusso di visitatori sia di consenso diffuso. Questo dato impone una riflessione seria sull’efficacia delle scelte compiute e sulla necessità di orientare le risorse verso progetti capaci di rafforzare l’identità del luogo e generare reale attrattività.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Natale, inteso come simbolo culturale prima ancora che religioso, può ancora essere uno strumento di coesione. Perché ciò avvenga servono rispetto per la storia dei luoghi, ascolto della comunità, programmazione e senso di responsabilità nell’azione pubblica. In questo equilibrio delicato si gioca anche il senso del Natale dello spazio pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Con questo spirito, al di là delle divisioni e delle polemiche, l’augurio non può che essere uno solo: Buon Natale a Bastia Umbra, alla sua storia, alle sue persone, alla sua capacità – ancora possibile – di ritrovarsi comunità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La redazione di Terrenostre</strong><br />
(© riproduzione riservata)</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Cambiamento culturale come nuova identità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Nov 2025 17:07:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bastia Umbra]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[Editoriale del 20/11/2025 CAMBIAMENTO CULTURALE COME NUOVA IDENTITÀ &#160; Le installazioni artistiche ospitate nel centro storico di Bastia Umbra nell’ambito dell’iniziativa “Dall’abbandono all’opera” hanno riportato l’attenzione su un tema che va oltre l’arte: il cambiamento culturale come possibilità di una nuova identità collettiva. In fondo, queste esperienze ci riportano a una domanda che oggi attraversa molte città, e che riguarda]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Editoriale del 20/11/2025</strong></p>
<h2 style="text-align: center;"><strong>CAMBIAMENTO CULTURALE COME NUOVA IDENTITÀ</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2025/11/Dallabbandono.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-116204" src="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2025/11/Dallabbandono.jpg" alt="" width="300" height="210" /></a>Le installazioni artistiche ospitate nel centro storico di Bastia Umbra nell’ambito dell’iniziativa “Dall’abbandono all’opera” hanno riportato l’attenzione su un tema che va oltre l’arte: il cambiamento culturale come possibilità di una nuova identità collettiva.</p>
<p style="text-align: justify;">In fondo, queste esperienze ci riportano a una domanda che oggi attraversa molte città, e che riguarda anche noi: <strong>che cosa può la critica – e più in generale la Cultura – di fronte al futuro?</strong> È una domanda semplice solo in apparenza, che resta sullo sfondo mentre osserviamo come gli eventi culturali prendono forma e come la comunità vi si riconosce.</p>
<p style="text-align: justify;">Spesso, quando parliamo di arte contemporanea, ci perdiamo nella pluralità dei linguaggi e nelle differenze che sembrano allontanare più che unire. In questo caso è accaduto il contrario: la manifestazione ha saputo intercettare un’energia nuova, giovane, diffusa, capace di tradursi in un’esperienza condivisa. Un piccolo organismo urbano fatto di supporti semplici, contesti di vita quotidiana, idee immediate, lontano dalle grandi messe in scena e dalle estetiche spettacolari.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi vent’anni la vita culturale di Bastia ha attraversato fasi molto diverse, spesso influenzate dalla disponibilità di risorse economiche e da priorità amministrative mutevoli. Ci sono stati momenti in cui, pur con mezzi limitati, sono nate proposte significative grazie al lavoro congiunto dell’amministrazione e delle realtà del territorio. In altri periodi, anche con risorse più consistenti, la programmazione ha seguito percorsi meno distinti, rispecchiando un contesto cittadino che faticava a definire una direzione culturale comune e duratura. È un percorso articolato, che non riguarda responsabilità individuali, ma il modo in cui la comunità, nel suo insieme, ha interpretato e ridefinito nel tempo il valore della Cultura.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo si aggiunge una trasformazione più generale. La globalizzazione ha uniformato linguaggi e immaginari, incidendo anche sui luoghi simbolici. Emblematico, in questo senso, è il destino della <em>Casa evolutiva</em>, l’edificio che prese avvio da un progetto di Renzo Piano e che, pur rielaborato in fase realizzativa al punto da essere poi ‘dissociato’ dall’architetto, conserva un valore riconoscibile, soprattutto se letto nel clima sperimentale degli anni in cui venne costruito, il 1978. Oggi la vediamo abbandonata, ma non per questo meno significativa. È un segno del nostro tempo e della difficoltà nel custodire ciò che appartiene comunque alla storia architettonica della città, tra cui anche l’architettura spontanea e minore.</p>
<p style="text-align: justify;">È in questo quadro che l’iniziativa “Dall’abbandono all’opera” assume un significato ulteriore. Non è solo un evento espositivo, ma un’occasione per rimettere in moto un dialogo collettivo, coinvolgendo soprattutto le nuove generazioni in una forma d’arte che diventa esperienza comune, partecipazione, relazione. Come ricorda Jeremy Rifkin, il valore dell’arte contemporanea non risiede più nell’opera da possedere, ma nell’esperienza condivisa, nel tempo breve dell’incontro, dell’effimero. Ed è proprio questo passaggio che ci chiede di ripensare il ruolo della critica, dell’amministrazione, della scuola, dei cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;">E allora, tornando alla domanda iniziale, <strong>che cosa può la critica – e più in generale la Cultura – di fronte al futuro?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Forse può ciò che dovrebbero poter fare anche la Politica e la Scuola: riconoscere il presente senza nostalgia, accettare il cambiamento, leggere i bisogni reali della comunità e accompagnarne l’evoluzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo se sapremo farci carico di questa trasformazione – senza paura e senza illusioni – potremo costruire una nuova identità culturale, più consapevole e davvero nostra. E questo implica guardare al passato senza indulgere nella nostalgia. Serve invece una conoscenza critica e consapevole della nostra storia, capace di riconoscerne le fragilità e le svolte mancate. Solo da questa lucidità può nascere un’identità culturalmente nuova, che non deriva dall’abbandono né dal rimpianto, ma dalla capacità di trasformare la memoria in una risorsa per il futuro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Di Claudia Lucia &#8211; <em>Redazione Terrenostre</em></strong><br />
(© Riproduzione riservata)</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Festa di San Francesco, Patrono d’Italia, una pietra miliare per l’umanità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Oct 2025 09:42:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Assisi]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[Editoriale del 09/10/2025 Festa di San Francesco, Patrono d’Italia, una pietra miliare per l’umanità &#160; Il 4 ottobre scorso, ad Assisi e in tutta Italia, si è celebrato san Francesco, il patrono che più di ogni altro incarna lo spirito della nostra terra. Non un santo del passato, ma una presenza viva e presente, che continua a parlare al cuore]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Editoriale del 09/10/2025</strong></p>
<h2 style="text-align: center;"><strong>Festa di </strong><strong>San Francesco</strong><strong>, Patrono d’Italia,<br />
una pietra miliare per l’umanità</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2025/10/San-Francesco-immagine.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-115201" src="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2025/10/San-Francesco-immagine.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Il 4 ottobre scorso, ad Assisi e in tutta Italia, si è celebrato san Francesco, il patrono che più di ogni altro incarna lo spirito della nostra terra. Non un santo del passato, ma una presenza viva e presente, che continua a parlare al cuore degli uomini e delle donne del nostro tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Francesco ha scelto la via della povertà e della fraternità, rinunciando al potere, alle armi, alle ricchezze. La sua forza non è stata quella della conquista, ma quella della disarmante semplicità. E proprio in questa sua radicalità si trova la chiave della sua attualità: un invito alla pace e al dialogo che non è mai stato così attuale e necessario come oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Francesco ci ricorda che la Pace non è un’utopia: è un seme da custodire, è un gesto possibile, è una scelta concreta. Ottocento anni fa osò andare incontro al sultano, nel cuore della Crociata, senza armi, con la sola forza della parola e della fede. Francesco è anche il cantore del creato, l’uomo che chiamava fratello il sole e sorella la morte. La sua lode nasceva dalla consapevolezza che tutto è dono, tutto è affidato alle mani dell’uomo perché venga custodito. La sua voce ci richiama ad uno sguardo nuovo: quello di chi sa riconoscere la bellezza, la fragilità e la sacralità di ogni creatura.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal prossimo anno, il 4 ottobre sarà festa nazionale, come lo era fino al 1977.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è dunque solo una data nel calendario in cui ricordare che san Francesco è il Patrono d’Italia, ma è un invito a lasciarsi provocare dal suo esempio. Celebrare san Francesco significa accogliere la sfida della fraternità e della sobrietà, significa credere che un mondo diverso è possibile. È un invito che parte dall’Umbria, la sua terra, ma che raggiunge l’Italia intera e l’umanità tutta: la pace, la giustizia, il rispetto del creato non sono ideali astratti, sono la strada concreta per il futuro.</p>
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<p><a href="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2025/04/Terrenostre-Logo.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-110036" src="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2025/04/Terrenostre-Logo.jpg" alt="" width="185" height="30" /></a><br />
<strong><em>(Francesco Brufani)</em></strong><br />
(© Riproduzione riservata)</p>
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]]></content:encoded>
					
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		<title>La forza del Palio de San Michele. Un miracolo di solidarietà e collaborazione in piazza Mazzini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Sep 2025 10:20:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bastia Umbra]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[Editoriale del 25 settembre 2025 La forza del Palio de San Michele. Un miracolo di solidarietà e collaborazione in piazza Mazzini La sfilata di Sant’Angelo salvata dall’impegno comune dei rionali &#160; Bastia Umbra – Ieri sera, in piazza Mazzini, è accaduto qualcosa che difficilmente verrà dimenticato nella storia del Palio de San Michele. Prima della sfilata del Rione Sant’Angelo, attesa]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Editoriale del 25 settembre 2025</strong></p>
<h1 style="text-align: center;"><strong>La forza del Palio de San Michele.<br />
Un miracolo di solidarietà e collaborazione<br />
in piazza Mazzini</strong></h1>
<h3 style="text-align: center;"><em>La sfilata di Sant’Angelo salvata dall’impegno comune dei rionali</em></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2025/09/20250924_215519.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-114696" src="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2025/09/20250924_215519.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Bastia Umbra –</strong> Ieri sera, in piazza Mazzini, è accaduto qualcosa che difficilmente verrà dimenticato nella storia del Palio de San Michele. Prima della sfilata del Rione Sant’Angelo, attesa dopo il rinvio della sera precedente, la comunità bastiola ha vissuto un momento straordinario di solidarietà e collaborazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto era cominciato la sera prima del 23 settembre, quando la pioggia aveva costretto a sospendere la sfilata di Sant’Angelo per ragioni di sicurezza. Il rinvio a ieri sera lasciava però spazio alla speranza: il sole aveva accompagnato l’intero pomeriggio e i rionali si erano preparati con entusiasmo. Ma, poco dopo le 20, il cielo ha nuovamente tradito le attese: una pioggia improvvisa ha bagnato piazza e tribuna, mettendo ancora a rischio lo spettacolo preparato da settimane.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2025/09/20250924_215908.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-114697" src="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2025/09/20250924_215908.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>E qui è accaduto l’imprevisto, quello che nessuno avrebbe potuto scrivere in nessun copione, ma che rappresenta l’anima autentica del Palio. In piazza, rionali di Sant’Angelo, rappresentanti dell’Ente Palio, addetti della Gesenu e – fatto incredibile e commovente – i ragazzi del Rione antagonista San Rocco hanno unito le forze. Tutti insieme, in una corsa contro il tempo, hanno lavorato con motospazzola, tergipavimenti, stracci, rotoloni di carta. L’acqua è stata asciugata, la piazza resa sicura e la tribuna nuovamente agibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Non c’erano rivalità, non c’erano colori contrapposti: c’era solo la volontà comune di permettere a Sant’Angelo di sfilare e al Palio di continuare nella sua bellezza. Le immagini dei rionali di San Rocco fianco a fianco con quelli di Sant’Angelo resteranno scolpite nella memoria: due Rioni antagonisti che, per una sera, hanno abbattuto le barriere della competizione e scelto di aiutarsi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2025/09/20250924_215818.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-114698" src="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2025/09/20250924_215818.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Il pubblico già presente in piazza Mazzini ha colto il valore profondo di questo gesto, applaudendo e lodando un esempio che va oltre la gara. Perché il Palio de San Michele è sì rivalità, passione, orgoglio rionale. Ma è anche – e soprattutto – solidarietà, quella forza che tiene insieme una comunità e che ne fa risplendere l’anima.</p>
<p style="text-align: justify;">Se un Rione è in difficoltà, gli altri si adoperano affinché la festa riesca e nessuno resti penalizzato: è questo lo spirito per cui il Palio De San Michele è nato, ed è questa la sua più grande bellezza.</p>

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<p><a href="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2025/04/Terrenostre-Logo.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-110036" src="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2025/04/Terrenostre-Logo.jpg" alt="" width="185" height="30" /></a><br />
<strong><em>Redazione Terrenostre</em></strong><br />
(© Riproduzione riservata)</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Una conferenza dal sapore acre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Sep 2025 10:43:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bastia Umbra]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[Editoriale del 13 settembre 2025 Una conferenza dal sapore acre &#160; Accade a volte che i politici si rivolgano alla magistratura per segnalare presunte irregolarità. Ma quando questo avviene non verso un avversario, bensì all’interno della propria stessa squadra di governo, siamo di fronte a un comportamento che crea importanti criticità e mina la fiducia reciproca e la credibilità di]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Editoriale del 13 settembre 2025</strong></p>
<h1 style="text-align: center;"><strong>Una conferenza dal sapore acre</strong></h1>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2025/09/Bastia-Umbra-Editoriale-2025-09.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-114332" src="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2025/09/Bastia-Umbra-Editoriale-2025-09.jpg" alt="" width="340" height="200" /></a>Accade a volte che i politici si rivolgano alla magistratura per segnalare presunte irregolarità. Ma quando questo avviene non verso un avversario, bensì all’interno della propria stessa squadra di governo, siamo di fronte a un comportamento che crea importanti criticità e mina la fiducia reciproca e la credibilità di una coalizione.</p>
<p style="text-align: justify;">È quanto accaduto a Bastia, quando, nel settembre 2022, l’allora sindaca Paola Lungarotti sceglie la via dell’esposto invece di affrontare la questione del nuovo PRG sul terreno politico, con un confronto diretto che il suo ruolo le avrebbe consentito pienamente.</p>
<p style="text-align: justify;">La conferenza stampa dello scorso 6 settembre chiarisce la vicenda: nel luglio 2023 Francesco Fratellini riceve un avviso di garanzia per presunte fughe di notizie sul nuovo PRG, a seguito dell’esposto effettuato dalla sindaca verso ignoti, ma che di fatto ha coinvolto membri della sua giunta, maggioranza e tecnici comunali. Le indagini, durate mesi, non portano ad alcuna accusa e si concludono con la piena assoluzione di Fratellini. Il danno politico, tuttavia, è già compiuto: dimissioni, lacerazioni interne, doppia candidatura nel Centrodestra e sconfitta elettorale. Sta qui il punto. L’esposto, quindi, ha prodotto solo divisione, trasformando quello che sarebbe potuto essere un normale confronto politico in una ferita da risanare.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ex sindaco Stefano Ansideri, durante la conferenza stampa, ha espresso parole di sincera stima verso Fratellini: «<em>Ho avuto l’onore di avere al mio fianco un ottimo assessore che per dieci anni mi ha aiutato ad amministrare il Comune con serietà e professionalità. Forse in chi dopo di noi è risultata vincente c’era l’illusione di aver conseguito il successo solo per meriti personali, senza considerare ciò che era stato fatto nei dieci anni precedenti</em>». Andrea Romizi e altri esponenti regionali hanno sottolineato la necessità di superare personalismi e rivalità, lavorando a un gruppo forte, competente e vincente.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi la politica bastiola ha davanti una responsabilità chiara: il Centrodestra deve ripartire dall’esperienza di chi ha amministrato e con figure preparate e credibili. Solo così potrà tornare protagonista già nelle amministrative del 2029. La costruzione di nuovi panorami politici favorirebbe un clima disteso e collaborante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2025/04/Terrenostre-Logo.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-110036" src="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2025/04/Terrenostre-Logo.jpg" alt="" width="185" height="30" /></a><br />
<strong><em>di Francesco Brufani</em></strong><br />
(© Riproduzione riservata)</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Elogio dell’architettura minore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Aug 2025 14:55:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bastia Umbra]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[Editoriale del 22 agosto 2025 ELOGIO DELL’ARCHITETTURA MINORE &#160; Nella riflessione sullo sviluppo delle nostre città e specialmente sulle cosiddette “aree di recupero” capita che l’Amministrazione comunale, che detiene la prerogativa sulla pianificazione urbana, e la Soprintendenza alle Belle Arti e Paesaggio, che si occupa della tutela del patrimonio culturale, dedichino una giusta attenzione ad alcuni edifici che per valore]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Editoriale del 22 agosto 2025</strong></p>
<h1 style="text-align: center;"><strong>ELOGIO DELL’ARCHITETTURA MINORE</strong></h1>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2025/08/Casette-Ex-Mattatoio.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-113612" src="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2025/08/Casette-Ex-Mattatoio.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Nella riflessione sullo sviluppo delle nostre città e specialmente sulle cosiddette “aree di recupero” capita che l’Amministrazione comunale, che detiene la prerogativa sulla pianificazione urbana, e la Soprintendenza alle Belle Arti e Paesaggio, che si occupa della tutela del patrimonio culturale, dedichino una giusta attenzione ad alcuni edifici che per valore storico, artistico o testimoniale sono considerati portatori di interesse culturale e degni di una forma speciale di tutela che mira alla loro conservazione. Tuttavia, esiste una dimensione meno evidente ma non meno significativa che costituisce la trama diffusa delle nostre città di provincia e dei nostri borghi: quella che potremmo definire <em>architettura minore</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di una costellazione di edifici di piccola scala, nati senza il contributo diretto di un progettista, frutto di tradizioni costruttive locali, di esigenze funzionali immediate e di materiali reperibili sul posto e, specialmente, di stratificazioni storiche secolari. Case d’abitazione lungo antiche vie e piazze, botteghe, magazzini, piccoli opifici, ma anche villini e palazzetti risalenti al periodo pre-bellico: manufatti non monumentali che custodiscono un linguaggio architettonico comune, fatto di tipologie ricorrenti, di soluzioni costruttive spontanee e di decori sobri ma significativi.</p>
<p style="text-align: justify;">La legislazione italiana e regionale, tra cui anche quella umbra, ha riconosciuto un valore all’architettura spontanea delle campagne, definendo i cosiddetti <em>Beni culturali sparsi</em>. Eppure, nel contesto urbano e periurbano, esiste un patrimonio di piccola architettura sottovalutato e spesso trascurato. Quando si interviene su tali edifici, la prassi corrente porta a volte a stravolgerne la forma, a sovrapporre linguaggi estranei o addirittura a demolire per ricostruire con tecniche contemporanee, perdendo così un patrimonio che non si misura solo con la vetustà o con il pregio artistico, ma con la sua capacità di raccontare la vita quotidiana delle comunità e dello sviluppo urbano di un intero territorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Su questo punto è illuminante il contributo di Gianfranco Caniggia e Gian Luigi Maffei, che in <em>Lettura dell’edilizia di base</em> (1979) hanno mostrato come la città sia in gran parte costituita da ciò che definiscono “edilizia di base”, distinta da quella speciale o monumentale. Scrivono: «l’edilizia di base, pur non essendo ‘architettura colta’, è portatrice di valori formali e tipologici che strutturano e danno identità al tessuto urbano». È proprio questa edilizia minuta, spesso ignorata, a costituire l’ossatura della città, come elemento di continuità storica e culturale. Anche Kevin Lynch, nel suo fondamentale <em>L’immagine della città</em> (1960), ricorda che la riconoscibilità e l’identità di un luogo dipendono non solo dai grandi punti di riferimento del paesaggio urbano (oggi definiti <em>landmark</em>), ma soprattutto dal tessuto diffuso, da quegli edifici e spazi quotidiani che garantiscono orientamento e senso di appartenenza.</p>
<p style="text-align: justify;">La progressiva perdita di queste piccole architetture è un rischio concreto. Non è una semplice questione estetica: essa comporta l’indebolimento dell’identità dei luoghi. Ogni edificio minore contribuisce, infatti, alla costruzione di un paesaggio urbano e sociale coerente, dove l’armonia nasce dalla ripetizione tipologica, dalla scala contenuta, dal rapporto con il contesto e dai materiali che raccontano un territorio. In questa coralità si esprime un valore che va ben oltre il singolo manufatto: è la memoria viva di un modo di costruire, di abitare e di interpretare lo spazio collettivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo, è necessario un cambio di prospettiva. In futuro ci pentiremo delle demolizioni o delle trasformazioni troppo radicali che oggi conducono a cancellare questo patrimonio silenzioso. Chi si accinge ad intervenire su tali edifici – che si trovino nei centri storici o nei margini immediatamente adiacenti – dovrebbe valutare ogni operazione con senso critico e con rispetto, riconoscendo in essi non solo un valore funzionale, ma anche culturale e storico.</p>
<p style="text-align: justify;">In definitiva, l’architettura minore merita un elogio perché ci ricorda che la qualità dello spazio non si misura solo con i grandi edifici monumentali, pubblici o privati, di riconosciuto valore storico o artistico, ma anche con quelle costruzioni minute e apparentemente umili che, come un tessuto connettivo, hanno dato forma alle nostre città e che sono un’eredità discreta ma preziosa, che continua, silenziosamente, a raccontare la storia dei delle nostre comunità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2025/04/Terrenostre-Logo.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-110036" src="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2025/04/Terrenostre-Logo.jpg" alt="" width="185" height="30" /></a><br />
<strong>Claudia Lucia (Redazione Terrenostre)</strong><br />
(© Riproduzione riservata)</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>UN CENTRODESTRA COSÌ, A BASTIA, NON VA DA NESSUNA PARTE: UNA COMPAGNIA DI VENTURA SENZA LEADERSHIP</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jul 2025 15:05:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bastia Umbra]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[Editoriale del 23 luglio 2025 UN CENTRODESTRA COSÌ, A BASTIA, NON VA DA NESSUNA PARTE: UNA COMPAGNIA DI VENTURA SENZA LEADERSHIP &#160; Ad un anno dalle elezioni amministrative del 2024, a Bastia Umbra non si è ancora ricomposta la frattura che ha segnato la sconfitta del centrodestra, dopo quindici anni di governo. Anzi, i segnali che giungono dalle diverse anime]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Editoriale del 23 luglio 2025</strong></p>
<h3 style="text-align: center;"><strong>UN CENTRODESTRA COSÌ, A BASTIA, NON VA DA NESSUNA PARTE:<br />
UNA COMPAGNIA DI VENTURA SENZA LEADERSHIP</strong></h3>
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<p style="text-align: justify;"><a href="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2025/07/Foto-x-editoriale.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-113008" src="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2025/07/Foto-x-editoriale.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Ad un anno dalle elezioni amministrative del 2024, a Bastia Umbra non si è ancora ricomposta la frattura che ha segnato la sconfitta del centrodestra, dopo quindici anni di governo. Anzi, i segnali che giungono dalle diverse anime della coalizione restituiscono un quadro di persistente disorientamento politico.</p>
<p style="text-align: justify;">La mancanza di una guida forte e riconosciuta, come in passato lo era Massimo Mantovani, ha indebolito l’intero assetto del centrodestra, sia a Bastia che ad Assisi, fino alla recente débâcle delle Regionali. Oggi, nel centrodestra bastiolo, non c’è un vero centro di gravità: due forze, Fratelli d’Italia e Forza Italia, si contendono la scena, mentre la Lega cerca di riorganizzarsi e le liste civiche annaspano.</p>
<p style="text-align: justify;">Molti hanno attribuito la sconfitta bastiola all’ex vicesindaco Fratellini, ma le responsabilità appaiono più ampie e vanno cercate nei vertici regionali, che hanno scelto di marginalizzare proprio coloro che avevano reso possibile la storica vittoria del 2009, dopo 45 anni di ininterrotto governo delle sinistre. Una scelta difficile da comprendere, se non come espressione di logiche di potere più che di un progetto politico strutturato e di lunga visione.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono cambiati anche i coordinatori locali di Fratelli d’Italia e di Forza Italia. Sin qui, bene. Sono arrivati due giovani a cui spetta il compito di farsi le ossa. Ma non si capisce bene ancora come intendano risolvere la frattura avvenuta nel 2024 tra Paola Lungarotti e Francesco Fratellini. Lungarotti ha lasciato il Consiglio comunale, ma continua a intervenire via social: commenta, critica, tuttavia sempre più ai margini. Forza Italia ha ottenuto un consigliere comunale, Moreno Ricci, e con Fratelli d’Italia attende che i nuovi coordinatori locali riescano ad imprimere una direzione chiara. Catia Degli Esposti, candidata sindaco non eletta, appare silenziosa. Presidia la scena con la sua lista civica, ma senza incisività. Le altre liste che avevano contribuito alle due coalizioni sono evaporate.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, fuori dal palazzo, c’è chi ancora si muove. Francesco Fratellini, ex vicesindaco, ha pagato un prezzo politico alto, restando fuori dal Consiglio con la sua lista Bastia Popolare ma, a differenza di molti altri, non si è ritirato in buon ordine. Parla, scrive, interviene. Lo fa con quella libertà che solo chi non ha più nulla da perdere può permettersi. Soprattutto riesce ancora a infastidire chi governa: segno che riesce ancora a centrare il bersaglio. Paradossalmente oggi è più visibile lui di chi in Consiglio ci siede davvero. Si vocifera, inoltre, che abbia certe importanti dichiarazioni da fare che spiegherebbero molte situazioni. Attendiamo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ribadiamo, il dato politico è evidente: non c’è una guida. La frattura interna al centrodestra, mai sanata dopo la rottura tra Lungarotti e Fratellini, ha lasciato smarrimento. Non c’è vera coesione, non c’è visione, non c’è &#8211; soprattutto &#8211; un progetto comune. È come se la coalizione si fosse svuotata di senso e ognuno si muovesse per conto proprio in attesa di qualcosa che forse non verrà.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo il centrosinistra governa. Tra alti e bassi ha saputo dare un’immagine di compattezza. A Bastia, il Partito Democratico resta l’unica forza dotata di una struttura riconoscibile, capace di attrarre nuove energie e di parlare a mondi che contano ancora nei circuiti economici e culturali del territorio. Il centrodestra questa forza non ce l’ha o, almeno, non ce l’ha più dall’ultima legislatura.</p>
<p style="text-align: justify;">Ultimamente è stato costituito un neo assetto-politico tra i consiglieri comunali di opposizione, ma non tra i partiti. Viene da pensare per quale motivo sia stata ancora fatta questa scelta.</p>
<p style="text-align: justify;">La realtà è che l’armata del centrodestra bastiolo ricorda più una compagnia di ventura senza comando che una coalizione pronta a tornare a governare. E finché il centrodestra continuerà a dividersi, a ignorare il proprio elettorato, a scegliere la sopravvivenza dei singoli, anziché la costruzione di una prospettiva collettiva, resterà al palo.</p>
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<p><a href="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2025/04/Terrenostre-Logo.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-110036" src="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2025/04/Terrenostre-Logo.jpg" alt="" width="185" height="30" /></a><br />
<strong>Redazione Terrenostre</strong><br />
(© Riproduzione riservata)</p>
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