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	<title>Giuseppina Fiorucci &#8211; Terrenostre</title>
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	<title>Giuseppina Fiorucci &#8211; Terrenostre</title>
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		<title>Da ragazzo di bottega a manager di una catena a Dubai. La storia di Flavio del Moro e Lucia Betti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppina Fiorucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Apr 2021 08:40:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita]]></category>
		<category><![CDATA[Bastia Umbra]]></category>
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					<description><![CDATA[Il racconto dell’esperienza di FLAVIO DEL MORO e LUCIA BETTI che hanno scelto di andarsene dal nostro paese per vivere una realtà lavorativa e personale più appagante, prima in Australia e poi a Dubai Mi piace raccontare la mia esperienza in questo momento di grande tristezza e depressione economica, non per vantarmi, ma per spronare quanti si sentono avviliti dal]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il racconto dell’esperienza di FLAVIO DEL MORO e LUCIA BETTI che hanno scelto di andarsene dal nostro paese per vivere una realtà lavorativa e personale più appagante, prima in Australia e poi a Dubai</strong></p>
<figure id="attachment_80395" aria-describedby="caption-attachment-80395" style="width: 372px" class="wp-caption alignleft"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-80395" src="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2021/04/flavio-del-moro.jpg" alt="" width="372" height="394" /><figcaption id="caption-attachment-80395" class="wp-caption-text">Dubai, Flavio e Lucia il giorno del loro matrimonio.</figcaption></figure>
<p>Mi piace raccontare la mia esperienza in questo momento di grande tristezza e depressione economica, non per vantarmi, ma per spronare quanti si sentono avviliti dal momento di crisi che stanno vivendo. A tutti questi, di cui percepisco l’affetto e mai l’invidia, continuo a ripetere: se ce l’ho fatta io, che sono partito senza conoscere una parola di inglese e con la licenza di scuola media, ce la potete fare anche voi!</p>
<p><strong>Flavio Del Moro, 32 anni, è andato in Australia 7 anni fa con la sola competenza del mestiere appreso in anni di fatica nelle macellerie dei</strong> <strong>nostri supermercati regionali. A 16 anni, infatti, aveva deciso di abbandonare gli studi per</strong> <strong>buttarsi nel mercato del lavoro, ma il mercato</strong> <strong>è crudele, soprattutto con i giovani e allora contro il parere di tutti, se ne è andato via dall’Italia per fare una esperienza diversa. E l’Australia l’ha accolto. Ha fatto prima il lavapiatti, poi</strong> <strong>il macellaio mettendo a frutto la tecnica imparata dietro al bancone che, rispetto al banco di </strong><strong>scuola, è molto più grande e più freddo. Anni</strong> <strong>di sacrifici e soddisfazioni per crearsi una base</strong> <strong>economica, ma sempre carico e motivato a continuare nella scelta. Durante un suo rientro in</strong> <strong>Italia, nel 2016, a Bastia, ha conosciuto Lucia</strong> <strong>Betti, all’epoca diciannovenne. È stato il classico colpo di fulmine, tanto che lei, dopo soli</strong> <strong>tre mesi, lo ha raggiunto a Sidney</strong><em>. </em>&#8211; Ho dovuto conoscere, convincere e rassicurare i genitori di Lucia <strong>(Miriam Casula e Paolo Betti n.d.r.) per</strong> <strong>telefono, racconta Flavio. </strong>Solamente quando hanno capito che ero un bravo ragazzo, Lucia mi ha raggiunto in Australia ma, prudente e lungimirante, munita anche del biglietto di ritorno.</p>
<p><strong>Quel biglietto però non è stato mai utilizzato</strong> <strong>perché il colpo di fulmine si è trasformato in</strong> <strong>una solida relazione affettiva e oggi Flavio e</strong> <strong>Lucia sono marito e moglie. Lucia ha da subito trovato occupazione in un bar diventando </strong><strong>ben presto responsabile del settore dedicato</strong> <strong>al caffè. </strong>&#8211; Lasciare l’Australia è stato per noi molto doloroso, ma per ottenere il visto come residenti permanenti ci saremmo dovuti spostare, secondo la normativa vigente all’epoca, nel Nord del paese dove le nostre figure professionali erano richieste. Una scelta difficile perché avremmo dovuto vivere in una zona impervia e inospitale infestata da serpenti e coccodrilli. Un periodo di tristezza e turbamento e così, quando casualmente, tramite facebook, venni a conoscenza di una possibilità di lavoro come macellaio negli Emirati Arabi, mi attivai subito in quella direzione fissando un colloquio. Chiudemmo quell’esperienza bellissima, di cui abbiamo ancora nostalgia, lasciando un paese ospitale, sicuro, con una disoccupazione al 3% e destinato a crescere sempre di più, un paese dove ci siamo trovati benissimo sotto ogni punto di vista e, da più di un anno, viviamo a Dubai.</p>
<p><strong>Qui Flavio, dopo aver sostenuto un colloquio,</strong> <strong>è stato assunto in una macelleria, prima come</strong> <strong>dipendente nella vendita al dettaglio e, dopo</strong> <strong>sei mesi, in qualità di general manager dell’intera catena di negozi dove si lavorano carni di altissima qualità. </strong>&#8211; Riforniamo i migliori ristoranti del mondo presenti a Dubai. Gestisco tutta la produzione, l’acquisto e la lavorazione della carne dei sei negozi e ho alle dipendenze 60 ragazzi ai quali cerco di trasmettere, senza gelosia, tutto quello che ho appreso durante il mio percorso lavorativo. Non è uno scherzo, sono reperibile 24/24h perché tutti i giorni c’è un imprevisto o qualcosa da controllare. La catena di negozi è stata acquistata da una grande banca di investitori giapponesi e ogni mattina faccio un meeting con questi imprenditori il cui confronto è motivo di arricchimento continuo.</p>
<p><strong>Con la porchetta e le salsicce, come fa un bastiolo, di San Lorenzo, a Dubai? </strong>&#8211; A Dubai troviamo di tutto nei negozi per non musulmani e io al prosciutto crudo e alla torta al testo non rinuncio proprio! La torta l’ho fatta mangiare e apprezzare a gente di ogni paese, così come gli ho fatto conoscere Bastia e la Festa anche grazie alle dirette streaming di Terrenostre.</p>
<p><strong>Ogni tanto, durante il racconto, Flavio si esprime in inglese e Lucia, prontamente, gli suggerisce il vocabolo italiano più appropriato. Lucia, sfruttando le sue competenze pregresse,</strong> <strong>(ha praticato Ginnastica Ritmica per molti</strong> <strong>anni), ha lavorato in una scuola di circo allenando giovani allieve alla flessibilità ed elasticità del corpo, ma ora si è rimessa a studiare</strong> <strong>full time per conseguire la laurea in Scienze</strong> <strong>Motorie, facoltà alla quale si era già iscritta</strong> <strong>dopo la maturità e che aveva abbandonato.</strong> <strong>Lucia e Flavio oggi abitano al 61^ piano di un</strong> <strong>grattacielo. </strong>&#8211; È stata una grande soddisfazione dopo avere condiviso in Australia, per tanti anni, case con altri giovani in situazioni abitative di emergenza. Viviamo in un appartamento di 90 mq. con vista mozzafiato al centro di Dubai. Abbiamo 4 piscine, 5 ristoranti, 5 palestre, un locale dove si fanno eventi, un supermercato aperto 24/24h, il valet parking&#8230; per me che “<em>so de la</em> <em>Bastia</em>”, tutto questo è fantascienza!</p>
<p><strong>Flavio, i tuoi (Piera Giulietti e Giuseppe Del Moro</strong> <strong>n.d.r.) che nutrivano così tanti dubbi sulla tua</strong> <strong>decisione di partire, cosa dicono adesso? </strong>– Mi hanno mandato un messaggio in cui dichiaravano di essere fieri di me. Questa cosa vale più di qualsiasi promozione, per me vale il mondo intero!</p>
<p><strong>Nostalgia dell’Italia? </strong>&#8211; Amo il mio paese, le mie origini, la mia cultura, il mio cibo, i miei cari; soffro di non poter stare vicino ai miei nipoti e aiutarli a crescere, ma io in Italia non mi ci vedo più. Mi danno fastidio le persone maleducate che non rispettano le regole, vedere gli operai sottopagati e mi innervosisce chi pretende di fare quello che gli pare. Questo non va bene perchè impedisce la crescita individuale e del paese intero, non solo in tempo di pandemia.</p>
<p><strong>ARTICOLO PUBBLICATO SU <a href="https://terrenostre.info/2021/03/terrenostre-marzo-2021/">TERRENOSTRE – NUMERO DI MARZO 2021</a></strong></p>
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		<title>“Il vaccino come lo sbarco sulla luna”. Intervista al dott. Francesco Balducci, medico nel reparto Covid dell’ospedale di Perugia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppina Fiorucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Mar 2021 10:23:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita]]></category>
		<category><![CDATA[Bastia Umbra]]></category>
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					<description><![CDATA[Intervista al dott. FRANCESCO BALDUCCI, medico nel reparto Covid dell’ospedale di Perugia Plasma iperimmune, anticorpi monoclonali, vaccini, piani, polemiche e ritardi mentre il virus con le sue varianti continua a mietere vittime nella nostra regione. Di tutto questo parliamo con il dott. Francesco Balducci, all’ultimo anno di specializzazione in Medicina di Emergenza e Urgenza che ci consegna la sua appassionata]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Intervista al dott. FRANCESCO BALDUCCI, medico nel reparto Covid dell’ospedale di Perugia<br />
</strong></p>
<p>Plasma iperimmune, anticorpi monoclonali, vaccini, piani, polemiche e ritardi mentre il virus con le sue varianti continua a mietere vittime nella nostra regione. Di tutto questo parliamo con il dott. Francesco Balducci, all’ultimo anno di specializzazione in Medicina di Emergenza e Urgenza che ci consegna la sua appassionata testimonianza di vita e di lavoro.</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-79989 alignleft" src="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2021/03/Francesco-Balducci.jpg" alt="" width="377" height="471" /></p>
<p><strong>Nei primi mesi della pandemia, quando i vaccini sembravano lontanissimi, si parlava dei miracoli operati dalle trasfusioni di plasma iperimmune, adesso invece tiene banco il discorso sugli anticorpi monoclonali. A che punto siamo con le sperimentazioni?</strong></p>
<p>Lo studio italiano sull’utilizzo del plasma iperimmune, denominato TSUNAMI e coordinato dall’Università di Pisa e Pavia con l’Umbria come centro reclutatore, è in fase di analisi dei dati, attendiamo i risultati definitivi e le evidenze che ne risulteranno. Molto promettenti i possibili risultati degli anticorpi monoclonali anche se con rilevanti problematiche da affrontare, legate alla selezione dei pazienti da trattare e alla logistica della somministrazione della terapia (che va fatta nei primissimi giorni del contagio ed in ambito ospedaliero) per cui, purtroppo, non saranno la soluzione definitiva. Attendiamo i risultati ufficiali delle sperimentazioni cliniche, anche se il vaccino resta la strada privilegiata. Il giorno in cui mi è stata somministrata la prima dose di vaccino Pfizer-BioNTech, i primi di Gennaio 2021, a solo un anno dal primo sequenziamento genetico di SARS-COV2 in Cina, è una data che ricorderò per sempre. Il primo passo di una liberazione che sarà ancora lunga e dolorosa, ma che ora è una prospettiva certa per il futuro. La realizzazione del vaccino è un fatto di portata storica, come lo sbarco dell’uomo sulla luna.</p>
<p><strong>Nella nostra regione si è passati dagli 88 morti della prima ondata agli oltre 800 della seconda, con sanitari ammalati, varianti impazzite e un picco inimmaginabile solo qualche mese fa, ma come possiamo difenderci?</strong></p>
<p>Nella prima ondata, il lockdown tempestivo ha impedito la circolazione del virus e tutto il centro Italia è stato, in un certo senso, risparmiato, così invece non è stato nella seconda dove la circolazione si è rivelata più intensa dando modo al virus di espandersi in maniera incontrollata. Dobbiamo, come singoli, stringere i denti ora più che mai, seguire scrupolosamente le regole (mascherine, distanziamento, igiene) e come collettività accelerare il più possibile la campagna di vaccinazione e immunizzare quanta più popolazione possibile nel più breve tempo.</p>
<p><strong>Da giovane medico, impegnato nel reparto Covid dell’ospedale di Perugia, come hai vissuto, dal punto di vista umano, questo periodo?</strong></p>
<p>Guardando il calendario mi sembra impossibile che sia passato un anno dall’inizio della pandemia. Eppure, paradossalmente, se ripenso alla prima notte di guardia dell’11 Marzo, in un reparto che era diventato quello deputato a ospitare pazienti Covid, mi sembrano passati dieci anni. Ricordo il magma di sensazioni, la paura di contagiarsi ed essere a propria volta vettore e responsabile del contagio a casa, la sorpresa di ritrovarsi ad affrontare per la prima volta un agente patogeno del tutto sconosciuto e una malattia che non era presente in nessun libro di medicina. Ricordo e terrò sempre con me, la commozione e l’enorme senso di orgoglio di far parte di un Servizio Sanitario Nazionale in cui tutti i colleghi medici, infermieri, OSS, addetti alle pulizie non si sono tirati indietro neanche per un secondo di fronte a questa sfida ignota. Una volta imparate le procedure di vestizione e vestizione dei dispositivi di protezione individuale, l’unica cosa importante era capire al più presto come aiutare nel miglior modo possibile i pazienti positivi. A distanza di quasi un anno tutte le emozioni si sono stratificate; conosciamo molto meglio il virus e la malattia, anche se purtroppo, nonostante gli sforzi della comunità medico-scientifica mondiale, non abbiamo ancora la pallottola d’argento che impedisca alla forma severa di Covid 19 di devastare i polmoni dei pazienti in forme prima difficilmente immaginabili alle nostre latitudini.<br />
La cosa con cui rimane più difficile fare i conti anche per noi sanitari è l’isolamento a cui sono costretti i pazienti rispetto ai propri familiari. Nella prospettiva di cura ha assunto, forse, ancora più importanza il rapporto umano che si instaura tra gli operatori sanitari e i malati, un rapporto fatto di occhi e mani protette da guanti che si intrecciano e cercano di sciogliere le paure, raccontandosi a vicenda le proprie vite fuori da lì. E allora, anche se schermato dal camice impermeabile, la doppia mascherina, gli occhiali, la visiera, i tripli guanti, torna più utile che mai l’esempio e il ricordo del sorriso di papà <strong>(il</strong> <strong>compianto dott. Luigi Balducci, n.d.r.) </strong>con i suoi pazienti, l’insegnamento concreto del rapporto medico-paziente come elemento fondamentale e insostituibile della cura, rendendo giustizia al termine “clinico”, colui che si china sul letto del paziente cercando di annullare la distanza per vincere la sofferenza. E quando le cose purtroppo vanno male, la frustrazione, l’amarezza, spesso lacrime nascoste in solitudine, sono il pane quotidiano di tutti quanti. Per questo mi infastidisce quando la terribile conta quotidiana dei decessi sembra diventare un freddo bollettino da notiziario, con numeri spaventosi letti ed ascoltati come se nulla fosse perché ogni singola unità era un nonno, un padre, una madre, un fratello, una storia unica e irripetibile che lascia gli amori di una vita senza averli, probabilmente, visti mai più nell’ultimo mese di malattia.<br />
Ci vorrebbe un Edgar Lee Master che scrivesse un’enorme <em>Antologia di</em> <em>Spoon River </em>per rendere giustizia a questo tesoro esistenziale andato perduto. Per tutto questo, oggi, il colpo di genio scientifico del vaccino è una meravigliosa, ragionevole certezza per un futuro in cui, come comunità, potremo riprendere a vivere e curare le nostre, profonde, ferite.</p>
<p><strong>ARTICOLO PUBBLICATO SU TERRENOSTRE – <a href="https://terrenostre.info/2021/02/terrenostre-febbraio-2021/">NUMERO DI FEBBRAIO 2021</a></strong></p>
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		<title>Intervista alla Dott.ssa Beatrice Susta Angelini: &#8220;Caos mascherine: facciamo chiarezza&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppina Fiorucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2020 09:52:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita]]></category>
		<category><![CDATA[Bastia Umbra]]></category>
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					<description><![CDATA[Mascherine chirurgiche introvabili nelle farmacie nonostante il Commissario Arcuri continui, con tono monocorde, a rassicurare gli Italiani del contrario e a prendersela con chi, a suo dire, ostacola la distribuzione. Con le imminenti riaperture aumenta la fibrillazione di esercenti e utenti già abbastanza stressati. Per sentire un’altra campana, proviamo a chiedere alla Dott.ssa Beatrice Susta Angelini, titolare della Farmacia omonima,]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_73966" aria-describedby="caption-attachment-73966" style="width: 339px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="wp-image-73966" src="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2020/05/Beatrice-Susta-Angelini.png" alt="" width="339" height="241" /><figcaption id="caption-attachment-73966" class="wp-caption-text">Dott.ssa Beatrice Susta Angelini</figcaption></figure>
<p><strong>Mascherine chirurgiche introvabili nelle farmacie nonostante il Commissario Arcuri continui, con tono monocorde, a rassicurare gli Italiani del contrario e a prendersela con chi, a suo dire, ostacola la distribuzione. Con le imminenti riaperture aumenta la fibrillazione di esercenti e utenti già abbastanza stressati. Per sentire un’altra campana, proviamo a chiedere alla Dott.ssa Beatrice Susta Angelini, titolare della Farmacia omonima, come stanno le cose almeno a Bastia.<br />
</strong><em>In Italia, prima del Covid, non esisteva una produzione di mascherine essendo minima la richiesta. Con l’arrivo della pandemia, molte aziende hanno iniziato ad importare grossi quantitativi dalla Cina per rifornire i magazzini e le farmacie chiedendo quasi sempre pagamenti anticipati. Noi stessi abbiamo dovuto farlo pagando 7000 euro per un ordine che è stato evaso solo 40 giorni dopo. A seguito del decreto ministeriale del 1 Maggio u.s. che sbandierava la vendita delle mascherine chirurgiche a 50 cent., tutte le farmacie come presidio sul territorio sempre disponibili, senza essere state minimamente avvertite, si sono adeguate all’unisono vendendo al prezzo imposto mascherine che avevano pagato il doppio con un chiarissimo deficit e senza garanzie di rimborso. Ma passi anche questo! Vista la drammaticità della situazione, la Farmacia Angelini ha ritenuto giusto fare una donazione di 1000 pezzi ai Medici e alla Protezione Civile. Ad oggi, comunque, riusciamo ad avere pochissime mascherine perché gli importatori chiedono ai Cinesi un prezzo calmierato, loro preferiscono venderle alla Spagna che le paga di più e noi, in Italia, non siamo in grado di soddisfare la richiesta di mercato che ha numeri impressionanti.</em></p>
<p><strong>Ma prima di fare una qualsiasi programmazione, si fa un’analisi dei bisogni. Si agiva così vent’anni fa pure nella scuola!<br />
</strong><em>C’è stata solo molta approssimazione e la gestione delle mascherine al riguardo è emblematica. I fatti sono questi, il resto sono solo parole, purtroppo.</em></p>
<p><strong>Forse per questo l’Istituto Superiore della Sanità ha cambiato idea sulle mascherine di stoffa fatte in casa e lavabili, prima bocciate adesso promosse a pieni voti. Un po’ come quando gli enti preposti, per dire che l’aria che respiriamo è buona, abbassano i valori degli inquinanti.<br />
</strong><em>Attualmente è iniziata in Italia la produzione di mascherine chirurgiche ed anche in tessuto, autorizzate e messe in vendita presso molte farmacie. Sono lavabili e dunque possono essere utilizzate fino a otto/dieci volte ed hanno un costo che oscilla intorno ai tre euro con un impatto ambientale minore. Ribadiamo che le mascherine chirurgiche proteggono gli altri, ma non le persone che le indossano, mentre per avere entrambe le opportunità bisogna rivolgersi alle Ffp2 utilizzate soprattutto dai sanitari, ma il cui costo si aggira intorno ai 6/7 euro. In queste ultime ore è stato comunque siglato un accordo con Federfarma e il commissario Arcuri ha garantito da lunedì prossimo un quantitativo di nove milioni di mascherine nel mese di maggio e di venti milioni a settimana a partire dal mese di giugno, che arriveranno nelle farmacie e potranno continuare ad essere acquistate dai cittadini al prezzo di 0.50 + iva.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Intervista a Sauro Lupattelli: &#8220;Drammatica la situazione delle attività legate al terziario&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppina Fiorucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2020 08:47:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bastia Umbra]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[Da Nord a Sud, passando per il centro, i commercianti, senza certezze e tutele, hanno consegnato simbolicamente le chiavi delle proprie attività ai rappresentanti degli enti locali per sottolineare la drammaticità della loro situazione economica,  può dirci qualcosa al  riguardo? Le chiavi che oggi i commercianti di alcune città italiane hanno consegnato al Governo hanno una grande valenza simbolica. Era]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_73661" aria-describedby="caption-attachment-73661" style="width: 382px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-73661" src="https://terrenostre.info/wp-content/uploads/2020/05/Sauro-Lupattelli.jpg" alt="" width="382" height="223" /><figcaption id="caption-attachment-73661" class="wp-caption-text">Sauro Lupattelli, presidente di Confcommercio Bastia Umbra</figcaption></figure>
<p><strong><em>Da Nord a Sud, passando per il centro, i commercianti, senza certezze e tutele, hanno consegnato simbolicamente le chiavi delle proprie attività ai rappresentanti degli enti locali per sottolineare la drammaticità della loro situazione economica,  può dirci qualcosa al  riguardo?</em><br />
</strong>Le chiavi che oggi i commercianti di alcune città italiane hanno consegnato al Governo hanno una grande valenza simbolica. Era un gesto ampiamente prevedibile, data la situazione economica creata dalla chiusura di tutte le attività in questo periodo. <strong>Senza lavoro, infatti, le piccole imprese versano in gravi difficoltà</strong> e, quando ci sarà la ripartenza, si genererà una sofferenza ancora maggiore a causa di tutti gli adempimenti necessari per l&#8217;adeguamento delle attività alle norme di sicurezza anti-contagio, impegni di spesa anche importanti per alcune attività e non ammortizzabili in tempi brevi.</p>
<p><strong><em>Gli aiuti previsti dai vari decreti governativi non sono stati sufficienti?</em><br />
</strong>I tanti sbandierati aiuti alle piccole imprese coincideranno in realtà con una maggiore esposizione  con le banche, i famosi 25.000 euro garantiti al 100% dallo stato si otterranno ma con adempimenti burocratici che, seppure snelliti rispetto ai tempi normali, non sono mai tempestivi rispetto all&#8217;effettiva necessità e poi, quand’anche questi aiuti venissero concessi, occorrerà restituirli in tempi certi mentre è molto difficile valutare quando ci sarà un rientro alla normalità, certamente non a breve termine. Se, come ho già scritto nel numero di Terrenostre di marzo, le istituzioni non interverranno con misure eccezionali che possano trasformarsi in una vera e importante boccata di ossigeno per le imprese, <strong>questa nuova guerra farà ancora più vittime soprattutto nel settore commercio, turismo e servizi,</strong> comparti già falcidiati da una crisi infinita e pressati da un modello di consumi che sposta il baricentro verso la grande distribuzione e il commercio on-line.</p>
<p><strong><em>Eppure è sua la citazione del proverbio cinese che recita: Anche il sole del giorno peggiore tramonta…</em><br />
</strong>Sì, è vero, perché io sono una persona ottimista, di natura. Storicamente abbiamo la prova che tutto ha avuto sempre un inizio ed una fine, le guerre come le epidemie, ma ci auguriamo che questa volta non coincida anche con la fine delle piccole e medie imprese che costituiscono il tessuto connettivo dell’economia nazionale. <strong>Se lo immagina lei se a Bastia chiudessero 70 negozi?</strong> Non verrebbe meno solo la memoria storica di una città vocata al commercio e all&#8217;impresa sin da tempo immemorabile, ma andrebbe in default una gran parte dell’economia locale, quella parte che ha sempre reso la nostra realtà attrattiva e riconosciuta ben oltre i confini regionali</p>
<p><strong><em>Quante sono le aziende che operano nel terziario?</em><br />
</strong>Sono circa 500 le aziende che operano nel settore dell’attività terziaria (commercio, turismo e servizi), in ognuna di queste lavorano due o più persone spesso appartenenti allo stesso nucleo familiare. Se a questi sommiamo i dipendenti, a farla stretta parliamo di alcune migliaia di occupati, un’industria nemmeno tanto piccola. <strong>La realtà amara è che le partite IVA sono lasciate a se stesse</strong> se non guardate con sospetto o additate come evasori e causa di tutti i mali con il rischio di innescare un conflitto sociale, una guerra tra poveri che alla fine non giova a nessuno o quasi.</p>
<p><strong><em>Quali sono le  richieste che, come categoria, avete fatto all’Ente locale?</em><br />
</strong>All’inizio, e parliamo dei primi giorni di marzo, avevamo chiesto interventi decisi sui tributi locali. L&#8217;amministrazione ha deliberato lo spostamento delle scadenze al 31 maggio, ma stante la situazione di chiusura che si protrae ormai da due mesi, chiediamo differimento al 2021 di tutti i tributi locali (imposta pubblicità, tassa occupazione suolo pubblico, tassa smaltimento rifiuti e quota parte di spettanza comunale dell&#8217;imposta sugli immobili imu-tasi) e la possibilità di pagamento in forma rateale. <strong>Riteniamo necessaria anche una rimodulazione degli importi in funzione del mancato utilizzo dei servizi.</strong> Pensiamo solo alla tassa sui rifiuti che, per alcune attività della ristorazione è notevole. D’altra parte i comuni sono stati lasciati soli a gestire tutto e non basta la buona volontà del sindaco Lungarotti o della sua giunta…</p>
<p><strong><em>Eppure il governo di cervelloni ne ha messi in campo parecchi, sul Sole 24 Ore hanno contato 15 Task Force con 450 componenti, senza parlare degli altri 30 gruppi impegnati in varie realtà regionali con almeno 400 componenti…</em><br />
</strong>Guardi, adesso esprimo una posizione estremamente personale, il proliferare di tutte queste commissioni ha di fatto certificato la <strong>mancanza di fiducia dei politici nei propri funzionari.</strong> E’ come se io chiamassi nella mia azienda, pagandolo ovviamente, un consulente esterno alle vendite in sostituzione della persona che già opera all’interno del negozio. Ho reso l’idea?</p>
<p><em><strong>Fin troppo bene Presidente.</strong></em></p>
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		<title>Intervista a Paola Mela: &#8220;Le difficoltà del settore del tessile&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppina Fiorucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2020 07:48:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bastia Umbra]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<category><![CDATA[covid-19]]></category>
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					<description><![CDATA[Paola, lei è stata insignita della Mimosa d’oro 2020 dal Comune di Bastia Umbra, ma a causa dell’emergenza Covid-19 la cerimonia è stata rinviata a data da destinarsi così come la riapertura di tante attività manifatturiere che costituiscono l’ossatura economica del comparto artigianale. Cosa può dirci al riguardo?Ringrazio di vero cuore tutti coloro che mi hanno nominata per il riconoscimento]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_73635" aria-describedby="caption-attachment-73635" style="width: 408px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-73635" src="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2020/05/Paola-Mela.jpg" alt="" width="408" height="278" /><figcaption id="caption-attachment-73635" class="wp-caption-text">L&#8217;imprenditrice Paola Mela, insignita della Mimosa d’oro 2020 dal Comune di Bastia Umbra.</figcaption></figure>
<p><strong>Paola, lei è stata insignita della Mimosa d’oro 2020 dal Comune di Bastia Umbra, ma a causa dell’emergenza Covid-</strong><strong>19 la cerimonia è stata rinviata a data da destinarsi così come la riapertura di tante attività manifatturiere che costituiscono l’ossatura economica del comparto artigianale. Cosa può dirci al riguardo?<br /></strong>Ringrazio di vero cuore tutti coloro che mi hanno nominata per il riconoscimento e non vedo l’ora che questa avvenga di fatto. Per ciò che concerne la chiusura delle imprese produttive credo che “tsunami” definisca appieno ciò che il lockdown ha rappresentato per noi. Uno shock inatteso che ha devastato l’economia del nostro Paese. <strong>I</strong><strong>l comparto artigianale italiano si può paragonare ad una ragnatela, vasta e fittissima</strong>. Un organismo vivente composto da tanti marchi e piccoli laboratori, togli un pezzo e si smonta tutto. In particolare il settore moda che può generare ricchezza, lavoro, prestigio solo se tutelato nella sua interezza. Gli interventi: chiarezza innanzi tutto, messaggi semplici e comprensibili, provvedimenti immediati da parte del “nostro” governo. Va risolto con urgenza il problema liquidità delle aziende con un piano preciso, veloce, senza “favole” e burocrazia. Una politica industriale ad hoc per ogni esigenza di settore. Azzerare le imposte per tutto il 2020 è fondamentale perché trattasi di un anno che non ha precedenti. Non si può recuperare ciò che si è perduto, ma dare sollievo alle imprese per permettergli di ripristinarsi e programmare il ritorno alla normalità negli anni a venire riacquistando il ruolo per cui sono nate; creare economia e benessere nel territorio. Per quanto riguarda la convivenza con il virus sappiamo che sarà dura e difficile, pertanto la messa in sicurezza dei luoghi di lavoro è più che necessaria attuando le misure atte a garantire la salute di tutti i presenti. Sarà un percorso di cooperazione e di salvaguardia da affrontare insieme.</p>
<p><strong>Paolamela cashmere, nel 2008, reagì alla pesante crisi che aveva investito l’economia mondiale lanciando il su misura anche a distanza in vari paesi, trasformando l’azienda in una piccola impresa globale. Nel 2018 ha festeggiato i suoi primi 30 anni di attività con il restyling del factory store. Come reagirà adesso?<br /></strong>Ogni epoca porta con sé nuove situazioni, nuove esperienze. Un proverbio indiano dice che “La vita è un ciclo continuo, sempre in movimento: se i bei tempi passano, passeranno anche i momenti difficili” ed è questo che faremo: lavoreremo per vincere, io, la mia famiglia, insieme al nostro staff.<br />Uno dei <strong>principali comandamenti di un imprenditore è reinventarsi.</strong> È una nuova fase per il nostro settore e, proprio perché sembrerebbe non potersi esaurire in tempi celeri, è necessario elaborare e rafforzare quanto più velocemente possibile nuovi elementi strategici. Investire nel digital non sarà più solo importante ma fondamentale. <strong>Sfilate virtuali e vendite in showroom con nuovi format come la videochiamata</strong>, ma sempre con un’anima anche se potrebbe sembrare “artificiale”.  Dovremo elaborare un programma di intrattenimento che accompagnerà la promozione dei prodotti. Il nuovo racconto di noi e  del “saper fare” e del “far bene” veicolato dal web e dai social. L’esperienza in Boutique sarà sempre più una conseguenza di questo. Penso sia finito il momento di immettere nel mercato troppa merce, i prodotti che verranno dovranno essere autentici, di eccellenza riconoscibile, seri e duraturi. Si comprerà forse di meno ma sicuramente meglio. L’italia è un Paese di straordinaria bellezza, ne siamo circondati. L’Italia è la patria della cultura, della passione e della creatività. Usciremo da questo “tsunami” solo con unione, forza e carattere.  Ho notato, in questo periodo, solidarietà e coesione tra le persone, dobbiamo essere orgogliosi dell’ esempio che stiamo dando, soprattutto  ai giovani. <strong>Non posso parlare di orgoglio invece per quanto riguarda il “nostro governo” al quale diamo la possibilità di tenerci agli “arresti domiciliari” e di “licenziarci” dalle nostre attività lavorative</strong> senza nulla “dare” sebbene “noi” tanto diamo. Nonostante tutto voglio essere positiva. Le persone hanno avuto modo di riflettere e spero che questa pausa forzata ci farà apprezzare quello che abbiamo dato per scontato, la libertà prima di tutto. Sarebbe anche bello ricostruire una scala di valori e priorità. Auspico si mettano le basi per un nuovo boom economico come è avvenuto nella seconda guerra mondiale. A vincere sarà la qualità del MADE in ITALY.</p>
<p><strong>Quali sono le richieste che gli artigiani di Bastia e Bettona fanno agli enti locali e regionali a breve e medio termine?<br /></strong>Abbiamo bisogno di sostegno sotto tutti i punti di vista. Le istituzioni locali non devono stancarsi di pressare il governo centrale che sa solo mettere i conti in tavola, senza che però si tocchi nulla. <strong>Abbiamo una burocrazia da snellire e questi due mesi hanno portato alla luce i limiti</strong> che questa comporta. Ci hanno però insegnato che si può continuare a fare, diversamente. Ma per fare bisogna creare le condizioni per essere in grado di ripartire. Ci attende un periodo di rivoluzione, ma non è questo a spaventarci quanto, piuttosto, la totale assenza di risposte certe; stiamo brancolando bendati nel buio, ma continueremo a far sentire le nostre voci. Lo faremo per il rispetto di tutti i sacrifici che il lavoro comporta, per i nostri dipendenti, per le loro famiglie e per il nostro paese. Torneremo a beneficiare di altri ritmi, probabilmente meno serrati di quelli a cui siamo stati abituati fino a qualche tempo fa, purché qualcuno ce lo permetta!</p>
<p><strong>In provincia di Rieti, Fendi e il gruppo Lvmh stanno finanziando corsi gratuiti all’Accademia di alta sartoria Massoli per insegnare ai giovani il mestiere dell’artigiano nell’industria del lusso dove stanno scomparendo professionalità come modellista, tagliatore, ricamatrice: potremmo riproporre un progetto analogo nel nostro territorio?<br /></strong>Assolutamente! Bisognerebbe creare un ente formativo per promuovere tra i giovani la cultura del “mestiere” dando <strong>valore alle capacità della natura stessa dell’homo faber, l’artigiano</strong>, inteso come artefice e creatore di innovazione, legato però alla cultura del territorio. Il lavoro artigianale costituisce infatti una delle poche carte che possiamo giocare per trovare una collocazione sulla scena internazionale. Le imprese artigiane hanno però bisogno di nuove risorse per rispondere alle esigenze del proprio sviluppo e la necessità si lega principalmente al fattore del ricambio generazionale, totalmente assente e la verità è che ci sono dei mestieri che stanno scomparendo. Circa 10 anni fa insieme a Monica Paracucco di Sustenia abbiamo elaborato <strong>il progetto dell’“Università dei Mestieri”</strong> ma, ahimè, nessuno ha poi voluto sviluppare l’idea. Ora, finalmente, abbiamo trovato nell’attuale Amministrazione di Bastia, nella persona del sindaco Paola Lungarotti, un notevole interesse e si è cominciato a lavorare per il raggiungimento dell’obiettivo: creare, sviluppare e diffondere competenze dirette all’occupazione di giovani e riqualificare coloro che hanno purtroppo perso il lavoro. La mia visione del futuro è essenzialmente positiva: abbiamo finalmente la possibilità di dare un nuovo ordine alle nostre priorità, ma soprattutto stiamo usando il tempo per fermarci e per pensare. <strong>Questa battaglia la vinceremo noi, a colpi di ingegno, qualità e bellezza.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>

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		<title>Madonne, preghiere e coronavirus</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppina Fiorucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2020 08:43:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bastia Umbra]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[Sono sei le monache venete presenti nel Monastero di Sant’Anna, di cui tre veneziane, una padovana e due della provincia di Treviso. La Madre Abbadessa parlandoci della devozione che i Veneziani hanno per la Madonna della Salute, cui in città è stata dedicata una Basilica in segno di gratitudine dopo la terribile peste del 1630, ci dice che ogni anno,]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sono sei le monache venete presenti nel Monastero di Sant’Anna, di cui tre veneziane, una padovana e due della provincia di Treviso. La Madre Abbadessa parlandoci della devozione che i Veneziani hanno per la Madonna della Salute, cui in città è stata dedicata una Basilica in segno di gratitudine dopo la terribile peste del 1630, ci dice che ogni anno, il 21 Novembre, i Veneziani vi si recano in pellegrinaggio con un ponte di barche.</strong></p>
<p><figure id="attachment_73221" aria-describedby="caption-attachment-73221" style="width: 604px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-73221 size-full" src="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2020/04/suore-bastia.jpg" alt="" width="604" height="441" /><figcaption id="caption-attachment-73221" class="wp-caption-text">Piazzetta Umberto I, la vetrata raffigurante la Madonna della Vittoria (nicopeia).</figcaption></figure></p>
<p>Loro in quarantena fiduciaria ci stanno da sempre, per scelta non per decreto ministeriale. Sarà per questo che non gli pesa troppo anche se continuano ad aprire finestre sul mondo costruendo ponti e punti di ascolto per raccogliere le lacrime della gente. In questa prospettiva è stata realizzata<strong> la vetrata messa sopra la porta della chiesa del monastero e che rappresenta la Madonna della vittoria</strong> (Madonna nicopeia). Realizzata da Luciano Canal, un artista vetraio di Murano, riproduce l’immagine custodita nella Basilica di S. Marco e venerata da secoli.</p>
<p><em>L’idea è venuta alle Monache, </em><strong>ci racconta Suor Noemi Scarpa</strong>, la Madre Abbadessa, <em>che volevano </em><em>farmi un regalo in occasione della mia laurea in Teologia all’Università di Lovanio, a settembre dello scorso anno. È stato contattato il maestro vetraio Luciano Canal che io stessa conosco bene perché abita a Murano, vicino casa mia e le cui opere sono sparse in varie chiese del mondo. Dopo mesi di lavoro e l’aiuto di alcuni benefattori, la vetrata è stata ultimata e collocata sopra il portone. Abbiamo fatto la inaugurazione l’8 Dicembre. È il trait-d’union tra il monastero e la città. Abbiamo scelto di lasciarla illuminata durante la notte per renderla visibile.</em></p>
<p><em>In questo modo la possiamo vedere noi che stiamo dentro la chiesa a pregare e chi, da fuori, si trova a passare di lì. È quasi impossibile non volgere lo sguardo in alto e per noi questo è un segno di presenza e amore. Viviamo tempi complicati pieni di smarrimento e paura.</em></p>
<p><strong>Avete cambiato le vostre abitudini o i ritmi di vita e le preghiere sono quelle del tempo ordinario? </strong></p>
<p><em>Come tutti ci stiamo attenendo</em> <em>alle disposizioni emanate dalle</em> <em>autorità, certo ci ha colpito molto</em> <em>il fatto che in alcune chiese</em> <em>delle zone rosse non si siano celebrate</em> <em>le messe e la liturgia delle</em> <em>ceneri e che adesso si siano chiuse tutte le chiese anche da noi. Non ci scambiamo più il gesto</em> <em>della pace durante le celebrazioni che avvengono a porte chiuse. E&#8217; un momento che induce tutti ad una profonda riflessione. Dalle Filippine dovevano arrivare, insieme a Madre Cecilia, alcune monache per assistere, il 31 Maggio, alla professione solenne di Suor Debora Chinaglia, ma il viaggio è stato rimandato per motivi precauzionali.</em></p>
<p><em>La distanza fisica, che per ragioni igienico-sanitarie ci viene imposta in questo tempo di quaresima, che è anche il tempo della vicinanza e dell’amore, è un segnale molto forte. La comunicazione gioca un ruolo importante in tutto questo. La paura, infatti, genera un effetto-domino difficile da controllare e gestire.</em></p>
<p>Speriamo che i Veneziani, adesso che la città è diventata zona rossa, raddoppino le preghiere alla Madonna della Salute, voi alla Madonna della Vittoria, e i Bastioli a San Rocco così che le corone in circolazione siano solo quelle del rosario.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Nota di redazione: Articolo pubblicato sul numero di marzo 2020 di Terrenostre (<a href="https://terrenostre.info/2020/03/terrenostre-marzo-2020/">https://terrenostre.info/2020/03/terrenostre-marzo-2020/</a>)</em></p>
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