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	<title>Bytewood &#8211; Terrenostre</title>
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		<title>LA RESISTENZA DEL COMMERCIO LEGALE. Riflessioni generali per una ripartenza consapevole</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Bytewood]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2020 09:03:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L’Italia va avanti, nel bene e nel male. Il lockdown è terminato e con lui le maglie serrate della mobilità controllata hanno iniziato a sciogliersi, permettendo finalmente di tornare a respirare per le strade delle nostre splendide città. La normalità sembra sempre più vicina. Molto è cambiato da quando questa folle crisi è esplosa. Tutti insieme abbiamo salutato vecchie abitudini]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-74218 alignleft" src="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2020/05/Bytewood-ecommerce.jpg" alt="" width="339" height="228" />L’Italia va avanti, nel bene e nel male.</p>
<p></strong>Il lockdown è terminato e con lui le maglie serrate della mobilità controllata hanno iniziato a sciogliersi, permettendo finalmente di tornare a respirare per le strade delle nostre splendide città. La normalità sembra sempre più vicina. <strong>Molto è cambiato da quando questa folle crisi è esplosa</strong>. Tutti insieme abbiamo salutato vecchie abitudini per accoglierne di nuove, a dimostrazione di quanto il nostro spirito di adattamento avrà sempre la meglio su quello che il futuro ha in serbo per noi.<strong> Un “noi” che punta al genere umano, ma soprattutto un “noi” riferito al popolo italiano</strong>. Solo durante le prime settimane dell’emergenza, gli italiani hanno moltiplicato esponenzialmente le loro presenze online. Tutte quelle App che prima erano strumenti chiave del quotidiano solo per noi “nerd del digitale” sono arrivate nelle case di tutti, inclusa la nonna al sud e lo zio in America!</p>
<p><strong>Meglio guardare il bicchiere mezzo pieno, quando si può.</strong><br />
Quindi, nonostante tutto, è comunque possibile poter osservare il bicchiere della vita come mezzo pieno dato che, fino a pochi mesi fa, i numeri degli enti statistici più importanti d’Europa, rispetto al livello di digitalizzazione medio in Italia, erano decisamente sconfortanti.<br />
<strong>Smart working</strong>, <strong>è sicuramente una delle parole chiave</strong> di tutta la cronaca dei tempi del COVID-19 ed è proprio questo termine che per qualcuno può sembrare buffo, quello che ci lascia sperare in meglio verso una digitalizzazione rapida anche nel mercato del lavoro italiano. Questa rivoluzione degli ambienti di lavoro ha mutato radicalmente le abitudini degli americani e di altri cittadini europei negli ultimi 20 anni.<br />
E finalmente è riuscita (a grandi linee) a far presa anche qui, dove fino a ieri, la stretta di mano ed il biglietto da visita in carta filigranata, rappresentavano una garanzia di valore difficilmente sostituibile. Non sono mancate naturalmente le problematiche e continueranno a non mancare.<br />
Tutte quelle problematiche scaturite da <strong>un’infrastruttura delle reti internet sofferente già prima della crisi,</strong> che ha poi dovuto sorreggere all’improvviso un traffico senza pari.<br />
Oppure si potrebbe parlare anche del <strong>fenomeno dell’infodemia</strong>, emerso con il moltiplicarsi delle notizie riguardanti il virus, che nel frattempo si faceva strada con prepotenza tra la popolazione. Ma solo per quest’ultimo concetto,si potrebbe scrivere un libro, quindi arriviamo subito al nocciolo della considerazione che vorrei fare…</p>
<p><strong>E-Commerce: la vecchia, nuova frontiera</strong></p>
<p>AGI (Agenzia Giornalistica Italiana) evidenzia, in un semplice ma interessantissimo articolo, quelli che sono i <strong>numeri della crescita sorprendente</strong> <strong>che ha interessato il settore dell’e-commerce italiano</strong>. Numeri presentati ufficialmente al livestream di Netcomm Forum, uno degli eventi dedicati al commercio online più importanti in Italia. Rispetto allo scorso anno, solo nei primi 5 mesi del 2020 <strong>la quantità di consumatori online è triplicata</strong>, con una crescita particolarmente elevata nell<strong>’ambito alimentare</strong>, in quello dei <strong>prodotti per animali, per la cura della casa e cura della persona.</strong> Rimane senza menzione, perché stabile e verso la crescita continua, il commercio di elettronica online. Parliamo di uno dei settori meno commentati in questo periodo specifico, siccome dalla sua comparsa non ha fatto altro che muoversi in modo stabile, verso l’alto. Ma qualcuno si è mai chiesto, “in che modo?”.</p>
<p><strong>L’angolo buio dell’e-commerce. </strong></p>
<p><strong>Quello del commercio di elettronica online</strong>, è un ambito talmente controverso, che spesso si preferisce sorvolare, per discutere magari di nicchie più fresche e soprattutto più trasparenti. Ma in un momento come questo, in cui tutte le piccole e micro-imprese italiane (in tantissimi settori) sono in serio pericolo, riteniamo sia necessario (partendo da ciò che ci tocca di più) portare alla luce il fenomeno sommerso e mai recuperato dai fondali degli oceani digitali, dell’evasione fiscale sfrenata. Conosciamo tutti il problema dell’evasione fiscale che flagella la nostra economia nazionale da anni, anzi, decenni. Ma quello che si può osservare online, con l’aiuto di qualche semplice calcolo matematico, è terrificante.<br />
<strong>Il distacco numerico tra i prezzi mostrati online e quelli da considerare “legali” offline raggiunge dimensioni spesso illogiche</strong>. I motivi e le tecniche sono molteplici. Dalla creazione di società “fittizie”, alla triangolazione dell’IVA (Imposta sul Valore Aggiunto) in più località europee e non, fino a tecniche ancor più elaborate che permettono in totale impunità di non applicare quelle imposte (tasse) che per tutte le altre categorie di commercianti sono invece obbligatorie. Anzi, proprio quelle che spesso sono motivo di sofferenza (se non di chiusura talvolta), per le attività che non riescono a reggere il peso di una pressione fiscale sempre più opprimente (che si alimenta sempre di più col crescere dell’evasione), ma che nonostante questo, investono ogni goccia del proprio sudore per poter contribuire alle casse dello Stato. Alle casse di quello Stato che dovrebbe essere al centro dell’interesse di tutti noi. Proprio quel “noi” evidenziato prima, noi italiani.</p>
<p><strong>La cosa di tutti o la cosa di nessuno? </strong></p>
<p>Invece, troppo spesso sembra che la Res Publica (derivazione latina del termine Repubblica), ovvero la “cosa del popolo”, la cosa di tutti, diventa di tutti solo in alcuni e ristretti contesti. Per molti altri contesti invece, questo concetto fondante, va a disperdersi senza la minima considerazione del danno collettivo. Per non parlare dei rischi individuali.<strong> In pochi sono consapevoli dei rischi che si affrontano nell’acquisto di un prodotto elettronico di provenienza non certificata</strong>, tracciabile, ufficiale, insomma, non completamente legale. Problemi che vanno dalla garanzia legale sui vizi di fabbrica, che tutela il consumatore dalle possibili imperfezioni di un prodotto (e nel campo dell’elettronica sono molto frequenti) che spesso viene data per scontata, ma che nella stragrande maggioranza dei casi non trova poi riscontro in caso di malfunzionamento. Oppure il semplice, ma incisivo istituto dell’”incauto acquisto”, che priva il consumatore da ogni tutela (se non peggio) rispetto ad un prodotto acquistato ad un prezzo evidentemente troppo basso (troppo basso, per essere vero).</p>
<p><strong>Che valore ha, ormai, il valore stesso? </strong></p>
<p>Ma come è possibile distinguere un prezzo “legale” da un prezzo “illegale”? Ormai è un’impresa tutt’altro che semplice. Diventa veramente difficile orientarsi, quando le persone più influenti del settore, ovvero quelle persone la cui opinione vale cifre a più zeri, oltre che il trasporto emotivo di milioni di fan (inclusi noi!), non fanno altro che promuovere questo fenomeno. Direttamente o indirettamente, di proposito o no, questi spostano la percezione del valore di ciò che si va ad acquistare. Con questo meccanismo il ribaltamento è presto fatto, agli occhi di un consumatore medio. Un consumatore che inevitabilmente vede il commerciante onesto come uno “strozzino” ed il furbo evasore di turno, come l’amico dalle mille risorse ed opportunità. Naturalmente, questo non accade solo per l’elettronica. <strong>Ma sono tanti i settori che vedono l’esplosione di questo meccanismo di “concorrenza sleale legalizzata tacitamente”</strong> e che rischiano di scomparire per sempre. Lasciando spazio solo alla grande distribuzione organizzata o alle grandi società estere del commercio internazionale, che sappiamo tutti molto bene quanto poco contribuiscono al benessere del paese.</p>
<p><strong>È il momento di scegliere.</strong></p>
<p>Immaginate perciò, milioni di famiglie che stanno alla base della gigantesca costellazione di micro-imprese italiane che si ritroveranno presto senza nulla per cui lottare, nulla in cui sperare, nulla in mano per continuare a pagare quello che hanno pagato per una vita intera, ricevendo nulla in cambio dai propri esattori, se non l’amore dei propri clienti (per grazia e fortuna) e l’orgoglio di essere stati in grado di resistere in un ambiente d’impresa non adatto ai deboli di cuore come quello italiano. È proprio qui che quel senso di unione e di solidarietà che siamo riusciti a riscoprire in così poco tempo come popolo unico, solidale e resiliente, quel senso di appartenenza verso uno dei paesi più belli dell’intero pianeta e proprio quel senso che ancora mi rende fiero di essere italiano, è proprio qui ed ora che può rendersi veramente utile per tutti.</p>
<p><strong>È il momento di tornare a riscoprire le piccole botteghe, i piccoli negozi, i piccoli bar e quei ristoranti minuscoli.</strong> Quei posti così piccoli, ma capaci di imprese così grandi, che altrove, in tutto il resto del mondo sono impensabili e surreali. Essere uniti significa anche questo! Scegliere la bottega sotto casa anziché il colosso proveniente dall’altra parte del mondo, è quello che serve sempre allo stesso “noi”; alla collettività. Evviva la <strong>riscoperta dei rapporti di fiducia veri,</strong> non quelli basati solo ed esclusivamente sulla convenienza. Scegliete quelle persone che la notte, prima di addormentarsi, hanno come ultimo pensiero come poter soddisfare al massimo il cliente dell’indomani. Scegliete di non diventare un semplice numero all’interno di un database pieno di centinaia di milioni di altri numeri a cui è possibile mandare un “Buon Compleanno” con un solo click. <strong>Scegliete quelli che tengono a VOI come clienti sì, ma che sanno bene come la parola “cliente”, voglia dire prima di tutto persona.</strong> Perché di questo è fatto uno Stato, di persone. Di persone che dovrebbero sentire l’obbligo morale di pensare alle altre persone con cui si condivide lo stesso lembo di terra, perché abbiamo appena visto quanto condividere è importante, per tutti.<br />
Al vostro prossimo acquisto scegliete quelle persone come voi, scegliete il vostro territorio, il vostro benessere locale, il bene della vostra comunità, non quella di qualcun altro che a voi non penserà mai. È il momento di scegliere col cuore, i vostri nipoti vi ringrazieranno.</p>
<p><em><strong>Andrea Felicella<br />
</strong></em><em><strong>Founder &amp; CMO Bytewood &#8211; Tecnologia Circolare</strong></em></p>
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		<title>Scheda SIM: come funziona oggi?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Bytewood]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2020 08:50:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[BYTEWOOD - Tecnologia Circolare]]></category>
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					<description><![CDATA[Nozioni di base per chiarire il reale funzionamento odierno delle SIM ricaricabili. Se sei un tipo “smart” al 100% e gli strumenti digitali sono il tuo pane quotidiano, beh, questo articolo potrà sembrarti un po&#8217; banale. Ma in un mercato come quello della telefonia italiana, dove la confusione e la poca chiarezza rappresentano purtroppo gli ingredienti chiave della sua storicità,]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Nozioni di base per chiarire il reale funzionamento odierno delle SIM ricaricabili.</p>
<p></em></strong><img decoding="async" class="wp-image-72758 alignleft" src="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2020/03/scheda-SIM.jpg" alt="" width="381" height="270" />Se sei un tipo <strong><em>“smart” </em></strong>al 100% e gli strumenti digitali sono il tuo pane quotidiano, beh, questo articolo potrà sembrarti un po&#8217; banale.<br />
Ma in un mercato come quello della <strong><em>telefonia italiana</em></strong>, dove la <em>confusione</em> e la <em>poca chiarezza</em> rappresentano purtroppo gli ingredienti chiave della sua storicità, è sicuramente utile chiarire quelli che sono i <strong>concetti fondamentali</strong> legati all’uso dei servizi necessari a rimanere <em>sempre connessi! </em>Quindi, come funziona oggi una <strong>SIM ricaricabile?</strong></p>
<p><strong><br />
Una casa immaginaria su più livelli.</strong></p>
<p>Immaginiamo la nostra SIM come una piccola casa a più piani che andremo a costruire insieme per capirne il funzionamento!<br />
Partiamo naturalmente dalle <em>fondamenta</em>, queste oggi sono costituite dal<strong> <em>piano base.</em></strong><br />
Parliamo di quel <em>piano a consumo</em> in base all’uso, che una volta era l’unica scelta che avevamo per avere un numero mobile. Bastava scegliere la miglior tariffa, possibilmente quella con il costo al minuto più basso. Fino a vedere poi la comparsa delle tariffe senza scatto!<br />
Ecco, da quel punto di vista la situazione è molto cambiata nel tempo e proprio nel suo aspetto principale;<strong> il prezzo.</strong> Naturalmente parliamo di cifre <u>molto più alte,</u> per favorire l’uso dei <strong><em>pacchetti a rinnovo mensile</em></strong>.<br />
Ma in ogni caso, alla nascita di un <em>nuovo numero mobile</em>, corrisponde sempre la nascita di un <em>piano base </em>relativo!</p>
<p>Ora, da qualche anno a questa parte, alcuni tra questi <em>piani base</em> (di solito, quelli che vengono automaticamente assegnati ad una nuova SIM) sono diventati a <strong>pagamento mensile.</strong><br />
Hanno iniziato quindi a rappresentare un <strong>costo fisso</strong>, <em><u>se non</u></em> sostituiti con <strong><em>piani gratuiti </em></strong>che esistono e <u>possono essere richiesti!</u> Il motivo di questa decisione da parte degli operatori telefonici, lascia largo spazio all’immaginazione, ma preferiamo concentrarci sull’argomento principale per questo articolo.<br />
Una volta messe le <em>fondamenta</em>, è possibile iniziare a costruire i vari piani della nostra piccola casa e quello più importante in questa semplice similitudine è senza dubbio il piano terra!<br />
<strong><br />
I lavori procedono senza intoppi, ecco il piano terra! </strong></p>
<p>Il <em>piano terra</em> è costituito dal <strong><em>pacchetto a rinnovo mensile.</em></strong><br />
Per intenderci, quel pacchetto che include un <em>numero X</em> di <strong>minuti per chiamare</strong>, un <em>numero X</em> di <strong>SMS da inviare</strong> ed un <em>numero X</em> di <strong>Giga</strong> da poter consumare nell’<em><u>arco di un mese,</u></em> grazie al pagamento di una <u>cifra unica</u>, <u>fissa</u> (più o meno…) per ogni mensilità. Anche qui, si potrebbe aprire una grande parentesi per tutto l’ambito dei <em>costi oscillanti, costi nascosti</em> e dell’ormai passato problema della <em>fatturazione a 28 giorni,</em> ma ci sarà occasione di approfondire in seguito.<br />
In pochi anni, questi pacchetti, più comunemente noti come <strong><em>“promozioni” </em></strong>o <u>erroneamente</u> definiti <strong>“abbonamenti”</strong>, hanno subito <em>un’evoluzione enorme</em>. Un’evoluzione corrisposta poi da un forte <em>calo dei prezzi </em>generali che ci portano oggi a poter avere minuti illimitati, sms illimitati e 50/70/100 Giga per <strong>meno di 10€</strong> al mese!</p>
<p>Il <strong><em>piano terra</em></strong> della nostra casa va a sovrastare e quindi a <u>sovrascrivere</u> e coprire quelle <em>fondamenta</em> di cui abbiamo parlato prima <em>(piano base)</em> e, finché questo rimane <strong>attivo</strong>, le fondamenta naturalmente non vedranno mai la luce e non entreranno mai in gioco!<br />
Per mantenere attivo il pacchetto a rinnovo mensile ed evitare che entri in gioco il piano base, <strong><em><u>il credito della SIM</u></em></strong>, indipendentemente da quale sia il metodo di pagamento (<em>ricarica automatica</em> con iban/carta o ricarica manuale), deve <strong><u>sempre</u></strong> essere di almeno <em><u>1 centesimo sopra lo zero</u></em>. Questo per evitare che una volta arrivati a <em>0€ netti</em>, il nostro pacchetto si <em>sospenda</em> e saremo quindi costretti a fare una<em> <u>ricarica minima</u></em> per permettere al pacchetto di tornare in funzione.<br />
Questo succede perché se il <em><u>“conto”</u></em> della nostra SIM rimane vuoto, avremo un numero che potrà <strong><em>solo ricevere</em></strong> e non potrà quindi <em>sfruttare tutti i servizi a disposizione.</em></p>
<p>Attenzione però, è importante <em>conoscere i termini e condizioni d’uso</em> del rapporto che hai con il tuo gestore preferito, perché in molti casi è possibile che, lasciando in <strong><em>stato di sospensione</em></strong> il tuo <em>pacchetto mensile</em> per più di due mesi, questo <em>si annulli automaticamente</em> e non sarà possibile riattivarlo se questo era un pacchetto speciale oppure potrà essere recuperato solo <em><u>pagando un nuovo costo di attivazione.</u></em><br />
Queste condizioni <em><u>variano sempre in base al tipo di pacchetto scelto</u></em> e quindi al tipo di contratto stipulato con l’operatore.</p>
<p>Tornando alla nostra <u>casa immaginaria</u>, dopo il piano terra, un eventuale <em>primo</em> e <em>secondo piano</em> sono costituiti da <em><u>pacchetti di espansione</u></em> che possono essere attivati nel caso in cui tu avessi bisogno di <u>più contenuti</u>, come più Giga per navigare, Giga per ascoltare musica in streaming, più sms o più minuti di chiamata. Purtroppo però, <u>non è finita qui.</u> E dico <em>purtroppo</em> perché, anche se stiamo per parlare di un giardino, questo non è sicuramente dei più verdi e rigogliosi che si possano immaginare.</p>
<p><strong>Ci vediamo in cortile, ma occhio alle erbacce!</strong></p>
<p>Torniamo ad immaginare la nostra casa a più piani.<br />
Dopo aver costruito delle <em>solide fondamenta</em> <strong>(piano base gratuito)</strong> e dopo aver strutturato un organizzatissimo <em>piano terra </em><strong>(pacchetto a rinnovo mensile)</strong>, <em><u>se</u></em> non abbiamo bisogno di un primo ed un secondo piano perché la nostra casa è già <em>abbastanza spaziosa per noi</em>, dobbiamo necessariamente considerare lo <em>spazio esterno</em>, che in alcuni casi può essere immaginato come un giardino pieno di cespugli incolti ed in altri casi come un cortile ordinato, lineare, pulito e <em>privo di ostacoli sull’ingresso di casa!</em><br />
Il primo caso sfortunatamente è quello in cui la nostra SIM è totalmente <strong>vulnerabile </strong>a quelli che sono i <strong><em>servizi digitali di terze parti</em></strong>.</p>
<p>Questi <strong><em>servizi digitali </em></strong>possono essere attivati da <em><u>soggetti terzi</u></em>, estranei al nostro operatore preferito, che possono però agganciare al nostro “conto” della SIM, dei <em>costi fissi</em> per l’utilizzo dei più disparati servizi digitali <em>non richiesti</em>, o almeno <em>non richiesti esplicitamente o consciamente.</em><br />
Ad oggi, in Italia purtroppo ancora non si è riusciti ad adottare <em>misure di sicurezza </em>efficaci per evitare che questo avvenga con una così grande facilità, semplicemente navigando un sito affollato di annunci pubblicitari sfavillanti o con l’uso di <strong>applicazioni gratuite</strong> piene di annunci o <em>pulsanti ingannevoli</em> che portano l’utente con poca esperienza a cliccare gli annunci anche solo per errore, per poi ritrovarsi<em> il “conto” della SIM completamente prosciugato.</em></p>
<p><strong>Questione di ordine&#8230;</strong></p>
<p>L’unico modo sicuro che abbiamo oggi per evitare questa spiacevolissima situazione è richiedere al proprio operatore preferito, di attivare sulla nostra SIM un <strong>blocco totale di tutti i servizi digitali a pagamento</strong>, così che rientreremo in un programma con <strong><u>“Blacklist”</u></strong>, ovvero una lista nera contenente tutti, o meglio, la maggior parte dei servizi di cui abbiamo parlato poco fa. Così che questi <em>soggetti terzi</em> non potranno più agganciare nulla al nostro “conto”, in modo che il nostro cortile potrà rimanere sempre<em> pulito, ordinato, libero da intralci</em> e soprattutto, <strong><em><u>sotto il nostro controllo.</u></em></strong></p>
<p>Ora che la nostra casa a più piani immaginaria è stata esaminata in tutte le sue parti, si potrebbero aprire una moltitudine di argomenti collaterali, tutti connessi all’utilizzo dei <strong>servizi di telecomunicazione</strong> di cui oggi <em>non possiamo più fare a meno. </em><br />
Ma avremo modo di approfondire negli articoli a venire.</p>
<p><em>Se hai bisogno urgente di approfondire qualche aspetto del tema di oggi, non aspettare a contattarci via mail all’indirizzo </em><a href="mailto:info@bytewood.it"><em>info@bytewood.it</em></a><em>, nei nostri canali social o via <strong>Whatsapp</strong> al numero <strong><u>3663006550</u></strong>.</p>
<p></em>A cura di<br />
<strong><em>Andrea Felicella</em></strong><em><br />
</em>Founder &amp; CMO<br />
<strong>Bytewood &#8211; Tecnologia Circolare</strong></p>
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		<title>5G: di cosa parliamo e cosa cambierà?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Bytewood]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Feb 2020 15:08:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[BYTEWOOD - Tecnologia Circolare]]></category>
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					<description><![CDATA[Molte sono le preoccupazioni sorte intorno alla prossima generazione di standard di connessione, ma come ogni innovazione che la storia ricordi, il tempo è l&#8217;ingrediente chiave per la corretta assimilazione delle &#8220;novità del momento&#8220;. Ad oggi, si è dato largo spazio ai timori prodotti dall&#8217;introduzione della nuova rete 5G, senza concentrarsi troppo sul funzionamento di questo nuovo standard. Iniziamo subito]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" wp-image-71954 alignleft" src="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2020/02/Bytewood_immagine.jpg" alt="" width="381" height="254" />Molte sono le preoccupazioni sorte intorno alla prossima generazione di <em>standard</em> di <em>connessione</em>, ma come ogni innovazione che la storia ricordi, il tempo è l&#8217;ingrediente chiave per la corretta assimilazione delle &#8220;<em>novità del momento</em>&#8220;. Ad oggi, si è dato largo spazio ai <em>timori</em> prodotti dall&#8217;introduzione della <strong>nuova rete 5G</strong>, senza concentrarsi troppo sul funzionamento di questo nuovo standard.</p>
<p>Iniziamo subito dalle definizioni, la &#8216;<strong>G</strong>&#8216; che segue il numero <strong>5</strong>, sta per &#8220;<em>Generation</em>&#8220;, parliamo perciò della <em>5° generazione di standard di connessione</em> che andrà a sostituire la <strong>4G LTE</strong> (<em>Long Term Evolution</em>).<br />
La principale differenza, rispetto alla generazione precedente, riguarda <em>le frequenze di trasmissione</em> che diventeranno molto, <strong>molto più alte</strong>, generando quindi una <strong>velocità</strong> di spostamento delle informazioni almeno <em>10 volte più rapida</em> rispetto a prima. Di conseguenza, anche gli <em>impianti radio</em> saranno totalmente diversi, per favorire la diffusione <em>totale</em> di quella che sarà, sì una rete fisica molto più distribuita, ma anche<strong> una rete virtuale</strong> talmente <em>estesa</em> e <em>veloce</em>, da poter permettere lo svolgimento di <em>azioni in <strong>tempo reale </strong></em>che prima d&#8217;ora erano impensabili.</p>
<p>I campi di applicazione dunque sono veramente estesi e toccano la maggior parte degli ambiti in cui viviamo la nostra quotidianità, come il <em>lavoro</em>, lo <em>svago</em>, la <em>sicurezza</em>, la <em>medicina</em>, fino a poter parlare proprio delle <strong>&#8220;Smart Cities&#8221;. </strong>Sì, le &#8220;città intelligenti&#8221; non sono più una lontana visione, ma una <em>vicina realtà</em> in cui centinaia di migliaia di oggetti che prima erano inerti ed isolati, presto saranno connessi tra loro e svilupperanno funzionalità mai viste prima, che apriranno la strada a delle importantissime<em><strong> semplificazioni</strong> delle nostre abitudini</em> e senza dubbio anche ad una varietà di <strong><em>nuovi ambiti lavorativi</em></strong> fino ad ora inesplorati.</p>
<p>Quella che però sembra una rivoluzione imminente, in realtà è più distante di quanto siamo indotti ad immaginare grazie alle notizie che circolano incessantemente sull&#8217;argomento. Si è parlato così tanto del <strong>5G</strong> che da certi punti di vista sembra dovremo abituarci ad usarlo proprio domani. Questo purtroppo non corrisponde alla realtà dei fatti che al contrario denota ancora uno<em> stadio sperimentale</em> della tecnologia che per essere effettivamente diffusa ha bisogno ancora di tanto lavoro. Quanto meno in Italia. Sì perché basta solo pensare al fatto che gran parte delle linee assegnate dai decreti europei allo sviluppo della <em>connettività <strong>5G</strong></em> , risultano già in parte occupate per altre trasmissioni (come quelle radiofoniche) e le operazioni di migrazione non sono certamente una passeggiata.</p>
<p>Oltre alle questioni tecniche nostrane, se allarghiamo la lente e portiamo la considerazione a livello europeo, giusto per evitare la scala mondiale (<em>vedi questione USA-Cina</em>), anche l’ambito politico è stato teatro di aspri dibattiti e <em>rinvii di decisioni molto importanti</em> come quella recente di <em>escludere</em> produttori come <strong>Huawei </strong>dalla partecipazione allo sviluppo europeo del nuovo standard di connessione. Sì perché, nel caso in cui non fosse troppo chiaro, <strong>Huawei</strong> non produce solo telefoni, anzi, da prima di produrre Smartphone il colosso cinese è stato da sempre specializzato nell&#8217;ambito degli apparati di telecomunicazione in senso più ampio, ed in particolare di <em>antenne</em>.</p>
<p>L’attuale problema d’interesse politico tocca in modo importante l’ambito della <em><strong>sicurezza</strong> </em>e della <em><strong>privacy</strong></em>, sì dei cittadini, ma in primis degli Stati. Questo ha fatto sì che <strong>Huawei,</strong> in seguito agli <em>scandali</em> di cui è stata epicentro, venisse considerata anche dalla <em>Comunità Europea</em> come “<em>azienda ad alto rischio”</em> in riferimento alla <em>sicurezza interna</em> degli Stati confederati e dell’Unione.<br />
Sappiamo bene quanto oggi siano di valore i <em><strong>dati</strong> </em>e le <em><strong>informazioni</strong></em>, non è necessario aggiungere altro.<br />
Grandi multinazionali come <strong>Vodafone,</strong> invece, sono da sempre molto attive in termini di <em>ricerca</em> e <em>sviluppo</em> ed in stretta collaborazione con gli Stati ospitanti che con l’appoggio della comunità scientifica stanno dando largo spazio alla sperimentazione attiva e continua, con l’obiettivo di rendere il nuovo standard di<br />
connessione <em>fruibile quanto prima</em>.</p>
<p>Insomma, molti sono gli ambiti che la <strong>quinta generazione</strong> di standard di comunicazione sta movimentando direttamente o indirettamente.<br />
La <em>questione tecnica</em> è fisiologica, quella <em>politico-economica</em> è strettamente consequenziale, ma quella <em>medica</em> è curiosa. Curiosa perché parliamo di una delle primissime reazioni che l’opinione pubblica ha avuto sull&#8217;argomento, guidata da certi tipi di media e dalla sempre più reperibile informazione ”rapida”. Come naturale che sia, <em>il nuovo</em> genera incertezza.<br />
<em>Incertezza</em> che con il circolare, sempre più rapido, delle informazioni può diventare <em>timore</em>. <em>Timore</em> che con la diffusione ormai universale dell’informazione digitale dalle più svariate fonti, ahimé, può diventare <em>vera paura</em>. Paura di cosa? Paura di ammalarsi, paura di diventare cavie senza autorizzazione, paura di essere controllati.</p>
<p>Questi sono i principali timori che hanno iniziato a diffondersi ancor prima che si potesse comprendere la reale fattibilità della nuova tecnologia. È un fenomeno che si è verificato più volte in passato, anche con le due ultime generazioni. Ma con un’<em>intensità decisamente diversa</em>. Un’intensità naturalmente governata dalla<br />
crescente semplicità di accesso a qualsiasi tipo d’informazione senza bisogno di <em>doverne verificare le fonti.</em> O meglio, senza<em><strong> l’istinto</strong> </em>di doverle verificare, prendendo automaticamente tutto per buono quando proviene dal <strong><em>web</em></strong>. Sì perché in pochissimo tempo le nostre <em>fonti di approvvigionamento</em> delle <strong>informazioni</strong> sono mutate e pochi se ne sono accorti per quanto lo “Switch” è stato rapido, impercettibile e strettamente<br />
legato alle nostre <em><strong>nuove abitudini digitali</strong></em>.<br />
<em><strong>Ma questa è tutta un’altra storia…</strong></em></p>
<p>Tornando al fulcro della questione <strong><em>5G e Salute</em></strong>, c’è davvero da preoccuparsi?<br />
Secondo l’<em><strong>Organizzazione Mondiale della Sanità</strong></em>, e nello specifico per noi secondo l&#8217;<em><strong>Istituto Superiore di Sanità</strong></em>, la risposta è no. Ma un “no” che tuttavia va approfondito, un semplice “no” non dovrebbe essere sufficiente ad allietare gli animi e voltare pagina, soprattutto se si continua a leggere il resto delle pubblicazioni relative alle ricerche degli ultimi 5 anni.<br />
Ebbene, la risposta è no, perché <em>al momento</em> i dati, emersi dalle più recenti ricerche e da quelle tutt’ora in corso sulla correlazione tra l’uso degli Smartphone e più in generale tra l’esposizione alle <em>radiazioni</em> emesse dai nostri apparecchi digitali e l’insorgere di patologie oncologiche, non danno evidenza di una <em>stretta correlazione</em> tra <strong>l’uso comune</strong> di queste apparecchiature e l’aumento del numero di malati.<br />
Il tutto ruota intorno a quello che viene definito “<strong>uso normale</strong>” o “<strong>uso comune</strong>”. Chiaro è che in situazioni di “<strong>uso estremo</strong>” lo scenario può cambiare.</p>
<p>Ma come in ogni altro ambito, <em>l’abuso non porta mai conseguenze positive.</em><br />
Dunque, ad oggi, le uniche indicazioni certe che riguardano l’esposizione ai <strong>campi magnetici</strong> emessi dai nostri smartphone, secondo l’<strong>OMS</strong>, si riducono a “limitare più possibile il contatto diretto con i nostri apparecchi durante la trasmissione”, siccome è comunque provato che un <strong>uso prolungato</strong> causa un surriscaldamento dei tessuti che però ad oggi rimane nei limiti rientranti nelle norme in vigore applicate alla<br />
produzione, già modulate negli ultimi anni per ottenere un contenimento mirato delle radiazioni.<br />
Basti pensare che una chiamata su standard di connessione <strong>2G</strong> ci esponeva ad una quantità di radiazioni <em>100-150 volte superiore</em> (*World Cancer Report 2020) alla media di una trasmissione in rete <strong>3G</strong>.<br />
Purtroppo oggi <em>non</em> sono disponibili dati sufficienti a chiarire i livelli di esposizione in rete <strong>4G</strong> e tanto meno per la <strong>5G</strong>.<br />
Tuttavia, le uniche specifiche in circolazione (riguardo il 5G) fanno riferimento ad un tipo di microonde di un’intensità <em>non sufficiente</em> a penetrare i tessuti tanto in profondità da poter causare problematiche per la salute.</p>
<p>In conclusione, nulla è ancora stato né smentito, né confermato, ma semplicemente approfondito, al fine di sensibilizzare gli utenti verso <em>un uso prudente</em> delle strumentazioni che sono ormai indispensabili nella vita di tutti i giorni. Ma solo il <strong>tempo</strong>, seppur poco, potrà dirci con cosa avremo realmente a che fare.<br />
Soprattutto se consideriamo che ormai l’<strong>80%</strong> dei <em>campi elettromagnetici</em> a cui siamo esposti derivano da <strong>dispositivi mobili</strong> secondo una ricerca Svizzera che ha, tra l’altro, deciso recentemente di<em> sospendere la sperimentazione sul 5G.</em><br />
Ciò che conta però è (come per molti altri ambiti) affrontare questo tipo di questioni, che naturalmente vengono dibattute in lungo e largo, con la giusta considerazione che dovrebbe portare quindi ad approfondire ogni tipo di informazione che troviamo sul <em>web</em> o sentiamo in <em>TV</em>, prima di sprofondare nell&#8217;<em>allarmismo ingiustificato</em> o al contrario nell&#8217;<em>eccessiva superficialità</em>.</p>
<p>Fonti:<br />
<em>World Cancer Report</em> (<a href="http://bit.ly/wcr2020">bit.ly/wcr2020</a>): Sez. 2.5, fino a pag. 89<br />
<em>Rapporti ISTISAN</em> (<a href="http://bit.ly/istisan1911">bit.ly/istisan1911</a>): Radiazioni a radiofrequenze e tumori</p>
<p>A cura di:<br />
<strong>Andrea Felicella</strong><br />
Founder &amp; CMO Bytewood s.n.c.</p>
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