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	<title>Antonio Mencarelli &#8211; Terrenostre</title>
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	<title>Antonio Mencarelli &#8211; Terrenostre</title>
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		<title>“Voci e volti di Bastia”. Il carnevale a S. Angelo nel 1958</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Mencarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Mar 2021 10:34:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bastia Umbra]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[Un plotone di bambini con tanto divertimento Familiare e serena ricreazione quella che Bastia dei tempi passati (63 per la precisione) trascorreva durante le sere del carnevale, almeno secondo quanto si legge sfogliando le pagine dei giornali di quel periodo. Nella sala parrocchiale di S. Angelo, gremita di gente, il 15 e 18 febbraio 1958, un gruppo di ragazzi attori]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5><strong>Un plotone di bambini con tanto divertimento</strong></h5>
<p>Familiare e serena ricreazione quella che Bastia dei tempi passati (63 per la precisione) trascorreva durante le sere del carnevale, almeno secondo quanto si legge sfogliando le pagine dei giornali di quel periodo. Nella sala parrocchiale di S. Angelo, gremita di gente, <strong>il 15 e 18 febbraio 1958</strong>, un gruppo di ragazzi attori dilettanti e uno stuolo di piccoli cantori offrì due serate curate dai giovani di Azione Cattolica, sotto la regia di Giorgio Giulietti e di Romano Tili con la sceneggiatura di don Bruno Baldoni.</p>
<figure id="attachment_80038" aria-describedby="caption-attachment-80038" style="width: 1133px" class="wp-caption alignnone"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-80038" src="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2021/03/s-angelo-teatro-bastia.png" alt="" width="1133" height="700" /><figcaption id="caption-attachment-80038" class="wp-caption-text">1955 &#8211; Una delle recite nella sala di Sant&#8217;Angelo</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il 15</strong> fu rappresentato il dramma <strong><em>Le Pistrine</em></strong>, sicuramente impegnativo per degli adolescenti che comunque se la cavarono abbastanza bene: Angelo Romiti riuscì a darsi una maschera di antico romano nella parte di Probo, così come Mauro Fagiolo nelle vesti di Cecilio e Franco Lunghi in quella di Numidio.</p>
<p><strong>Il 18</strong> fu la volta dello spettacolo musicale <strong><em>Voci e</em></strong> <strong><em>volti di Basti</em>a</strong>. Per tre ore si susseguirono canzoni sceneggiate, giochi a quiz, dialoghi, accompagnati dalla pianista M. Rita Pettinelli e dal fisarmonicista Siro Bogliari, di cui fu messa in risalto l’infaticabile pazienza per il lavoro di preparazione dei bambini, i quali erano un vero e proprio squadrone: <strong>Dodo Berardi, Alfio Mencarelli, Ferdinando Mancini, Lazzaro Bogliari, Manlio Cellini, Franco Cellini, Renzo Brunelli, Lucio Ricci, Carlo Ricci, Mario Capezzali, Mario Bellatalla, Vannio Gareggia, Antonello Caleri, Anna Carosati, Paola Gammaidoni, Silvana Vetturini, Cinzia Ceccotti, Ambra Serlupini, Rita Tomassini, Claudia Castellini, Anna Ciai, Daniela Malizia, Liviana Panzolini, Darma Panzolini, Clarissa Lucaroni, Carla Zocchetti, Rosanna Bartucci, Paola Caproni, Maria Grazia Caproni.</strong></p>
<p><strong>Lo spettacolo era diviso in tre parti:</strong> una gara a squadre tra le rappresentative di <em>Bastia alta </em>e <em>Bastia</em> <em>bassa </em>con votazione da parte del pubblico per piazzare il numero preferito in vista della premiazione finale; “Il Musichiere” a cui partecipavano otto concorrenti e un “personaggio misterioso” da riconoscere, come nella omonima trasmissione televisiva, mentre la giuria dietro le quinte si affaticava nello spoglio delle schede per la scelta dei tre numeri preferiti, trasmessi nella prima parte. Infine, come terzo momento, una ripetizione dei tre numeri primi classificati in base alla votazione del pubblico.</p>
<p>Il programma ricco di attrattive riuscì a trascinare gli spettatori in un’attiva partecipazione e a volte in mezzo ad un tifo assordante. La <strong>parte canora</strong> fu seguita invece con molta attenzione e i numeri più apprezzati della squadra di <em>Bastia alta </em>furono i cori “Vola, vola, vola”, “Quel mazzolin di fiori”, “La tarantella; inoltre “Lazzarella” interpretata da Dodo Berardi e “Le Odalische”, cantata da Silvana Vetturini e Claudia Castellini. Per la rappresentativa di <em>Bastia bassa </em>“Guglielmina”, eseguita da Daniela Malizia, “La donna riccia” e “Chella llà” intonate dal treenne Carlo Ricci, “Timida serenata” cantata da Mario Bellatalla e da Carla Zocchetti.</p>
<p>Altro momento divertente fu <strong><em>Il Musichiere </em></strong>e la gara per il riconoscimento dei motivi, ma il pubblico rimase strabiliato quando fu la volta del “personaggio misterioso” da indovinare che, per la cronaca, era Bruno Fegaletti, il quale entrò di volata nella storia bastiola nel momento in cui dovette interpretare <em>Come si parla si</em> <em>canta</em>. Il fatto è che lui cantò veramente come parlava e anche se il giorno dopo era il Mercoledì delle ceneri la gente si trovò ancora a ridere per lo spasso di quella esibizione.</p>
<p><strong>ARTICOLO PUBBLICATO SU TERRENOSTRE – <a href="https://terrenostre.info/2021/02/terrenostre-febbraio-2021/" target="_blank" rel="noopener">NUMERO DI FEBBRAIO 2021</a></strong></p>
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		<title>Bastia sullo schermo televisivo il 27 settembre 1958: in RAI i volti e le voci dei giovanissimi di allora</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Mencarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Nov 2020 09:02:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bastia Umbra]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[Erano trascorsi quasi cinque anni dall’inizio delle trasmissioni televisive della RAI-Radio Televisione Italiana quando sabato 27 settembre 1958, alle ore 22,15, apparvero sullo schermo le immagini della cittadina di Bastia, accompagnate dalla colonna sonora delle campane a festa e introdotte da un discorso dell’allora sindaco Francesco Giontella. Fu un fatto inaspettato, perché la novità di un simile avvenimento era grande,]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Erano trascorsi quasi cinque anni dall’inizio delle trasmissioni televisive della RAI-Radio Televisione Italiana quando <strong>sabato 27 settembre 1958, alle ore 22,15, apparvero sullo schermo le immagini della cittadina di Bastia</strong>, accompagnate dalla colonna sonora delle campane a festa e introdotte da un discorso dell’allora sindaco Francesco Giontella. Fu un fatto inaspettato, perché la novità di un simile avvenimento era grande, tale da suscitare un’attesa palpitante.</p>
<p>La TV era in quegli anni quasi agli esordi e la dirigenza dell’azienda aveva interesse a portare in mezzo al grande pubblico di tanti <strong>paesi e campanili, sparsi per ogni parte d’Italia</strong>, la sua novità nel campo della comunicazione visiva, che allora doveva partire, si può ben capire, dalla musica e dal divertimento.</p>
<figure id="attachment_77964" aria-describedby="caption-attachment-77964" style="width: 622px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-77964" src="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2020/11/pietro-mantovani.jpg" alt="" width="622" height="401" /><figcaption id="caption-attachment-77964" class="wp-caption-text">Il fisarmonicista Pietro Mantovani</figcaption></figure>
<p>Da giorni il comitato cittadino, costituitosi per organizzare le cose al meglio, aveva lavorato in accordo con i giornalisti e i tecnici della RAI per le varie riprese. Lo componevano il maestro Mario Tomarelli, il geometra e vice sindaco Eros Lolli, la signora Annie Petrini, la locale Associazione della stampa. <strong>Furono mandate in onda immagini fotografiche delle attività industriali cittadine</strong>, commentate dai giornalisti Ugo Paci e Piero Nicolotti, degli interni e degli esterni dei vari stabilimenti, delle maestranze al lavoro nei vari reparti di produzione. Spiccavano i grandiosi manufatti del tabacchificio Giontella, delle Officine Franchi, del conservificio Lolli.</p>
<p>La trasmissione, ideata per proporre uno spettacolo musicale, una sorta di “voci alla ribalta” di livello dilettantistico, <strong>fece apparire giovanissimi cantanti, musicisti in erba,</strong> che offrirono quanto di meglio la gioventù di Bastia sapeva dare nel campo della musica leggera e dei brani ballabili allora più in voga. La trasmissione fu seguita con molto interesse e curiosità in tutti i locali pubblici e privati di Bastia e dintorni.</p>
<p>In piazza Mazzini erano stati installati apparecchi televisivi e, malgrado l’ora tarda e la temperatura di una serata autunnale, la gente gremì il luogo come nelle grandi occasioni, acclamando ogni singola esibizione. <strong>Lo spettacolo ebbe il seguente svolgimento</strong>. Aprì il complesso dei “Selmer” (<em>Ciliegi rosa e Zugar</em> <em>bleuse</em>), a cui seguirono Ferdinando Mantovani (<em>Ave Maria </em>di Gounod), i bambini Ferdinando Mancini e Paola Gammaitoni (<em>La spagnola</em>), Luciana Concetti (<em>Giuro</em> <em>d’amarti così</em>), Daniela Malizia (<em>Banana boat</em>), il fisarmonicista Pietro Mantovani (<em>Il volo del</em> <em>calabrone e Il carnevale</em> <em>di Venezia</em>), Carlo Ricci (<em>Gustose improvvisazioni</em>), Vincenzo Cipriani (<em>La galopera</em>), Gianni Petrini (<em>Con tutto il cuor,</em> <em>Bernardine, Ti dirò</em>). Ad accompagnare i piccoli cantanti fu l’orchestra di “Ezio più cinque” del maestro Ranaldi di Foligno.</p>
<p>Col passare dei mesi i ragazzi continuarono ad allietare i momenti dei più grandi e furono i protagonisti delle feste di carnevale e di altre serate di intrattenimento a cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta, tra l’ammirazione dei genitori e dei loro familiari; il tutto con grande preparazione, data la presenza a Bastia di buoni cultori di musica, di rappresentazioni teatrali, di costumi, scenografie e sceneggiature.</p>
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		<title>Assisi: storia di una banda che non c’è più</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Mencarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2020 10:58:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Assisi]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[La funzione che le bande hanno assolto per la formazione del gusto musicale, per la creazione di modi civili e collettivi di convivenza, è stata fondamentale. A lungo il fenomeno della banda è rimasto ai margini degli interessi della musicologia italiana che forse non l’ha considerato degno di particolare attenzione. Al contrario, uno studioso di fama come l’etnomusicologo Roberto Leydi]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La funzione che le bande hanno assolto per la formazione del gusto musicale, per la creazione di modi civili e collettivi di convivenza, è stata fondamentale.</strong></p>
<p>A lungo il fenomeno della banda è rimasto ai margini degli interessi della musicologia italiana che forse non l’ha considerato degno di particolare attenzione. Al contrario, uno studioso di fama come l’etnomusicologo Roberto Leydi affermò, nel 2004, come fosse arrivato il momento di fare i conti con le bande, di incominciare cioè a considerare in modo serio e documentato la funzione che esse hanno assolto per l’avvicinamento allo studio di uno strumento di appartenenti ai ceti popolari, per la diffusione della musica in tutti gli ambienti cittadini, per la socializzazione e la convivenza tra le persone.</p>
<p><strong>Quando le vecchie fanfare si trasformarono in gruppi musicali veri e propri,</strong> furono subito disciplinate da uno statuto comunale, ebbero alla presidenza il sindaco e giunsero a ricoprire una funzione istituzionale. È il momento in cui nella grande Italia dei mille comuni nasce l’Italia delle mille bande, ciascuna sotto il proprio campanile. Le loro musiche costituirono la colonna sonora delle manifestazioni patriottiche e delle varie celebrazioni e di conseguenza la banda divenne un complesso moderno, articolato per sezioni di strumenti.</p>
<figure id="attachment_72394" aria-describedby="caption-attachment-72394" style="width: 587px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-72394" src="https://terrenostre.netdev.tech/wp-content/uploads/2020/03/BANDA-Assisi-ANNI-50.jpg" alt="" width="587" height="392" /><figcaption id="caption-attachment-72394" class="wp-caption-text">La Banda di Assisi anni &#8217;50</figcaption></figure>
<p><strong>Fu l’assisano maestro Decio Rossi a fondare la banda musicale di Assisi nel 1856</strong>, iniziando con trentaquattro elementi. Nel 1879, dopo sedici anni di direzione, Rossi fu sostituito con Annibale Stella, piuttosto anziano, che nel 1882 presentò le dimissioni e arrivò a sostituirlo il giovane Attilio Cangi, assisano. Cangi era stato un promettente allievo e ora, trentaquattrenne, riorganizzò la banda su più solide basi, istruendo venti suonatori che entrarono ben formati nei rispettivi ruoli. La direzione di Cangi, durata ventinove anni, terminò nel 1912. In sostituzione fu chiamato Duilio Berti, ventisette anni, di Sinalunga.</p>
<p><strong>A mezzo secolo dalla nascita la banda aveva contribuito notevolmente alla diffusione della musica</strong> tra la popolazione, con prevalenza del genere lirico, la più gradita dai ceti popolari e dagli appassionati. Erano esecuzioni all’aperto, in piazza del Comune o ai giardini del Pincio, dove per ascoltare non si pagava il biglietto. Dopo l’inattività dovuta alla guerra mondiale e la partenza di Berti, fu nominato nuovo direttore Filippo Garagnani, venticinquenne, bolognese. Fu a lui che toccò affrontare gli impegni concertistici durante l’anno francescano: dal luglio 1926 all’ottobre 1927 la banda prestò sessantaquattro servizi nelle cerimonie di quella ricorrenza internazionale. Il sindaco Fortini iscrisse i nomi dei musicanti nel libro delle deliberazioni podestarili. A iniziare dal 1927 prese il nome di banda comunale del Dopolavoro, sotto l’amministrazione dell’Azienda di soggiorno.</p>
<p><strong>Finita la guerra, dovettero passare tre anni prima che il concerto potesse rinascere.</strong> Garagnani, riconosciuto da tutti come un grande maestro, lasciò il posto a Renzo Gori, trentenne, lucchese, che la guidò dal 1948 al 1960. Furono anni di lavoro intenso, assiduo, sotto l’aspetto orchestrale ma soprattutto didattico e il nuovo direttore, oltre a ricomporre il corpo dei valletti, musicò serenate per il calendimaggio, laudi per la Settimana Santa, strumentò vari canti del folklore assisano.</p>
<p><strong>Quando Gori dovette lasciare perché nominato docente al conservatorio di Lucca, la banda di Assisi entrò in crisi</strong> e fu sciolta nel 1961, sostituita da quella di Rivotorto, ancora in attività. Nel suo organico, sempre numeroso, vi hanno fatto parte intere generazioni di assisani:Tanci, Rossi, Vignati, Sgargetta, Modestini, Bernardini, Zubboli, Banditelli, Pacioselli, Laudenzi. Attorno alla banda gravitò la parte migliore della cultura musicale assisana, anche per la presenza di una buona scuola preparatoria da cui uscirono ottimi allievi, sia musicanti che professionisti di più alto livello.</p>
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