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	Commenti a: Architetture contemporenee ad Assisi e dintorni.	</title>
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		Di: Pietro Caimmi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro Caimmi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 May 2021 17:31:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A tutto c&#039;è un limite!  Definire architettonicamente rappresentativi quei prefabbricati sperimentali e manomessi(non fedeli al progetto di Renzo Piano) tanto da coinvolgere la Sovraintendenza dell&#039;Umbria per proteggere un assurdo e fatiscente degrado di un area di pregio della nostra Città, è un atto che grida vendetta al buongusto e all&#039;etica dell&#039;architettura stessa! 

Tentare di bloccare il progetto di coloro che hanno deturpato l&#039;area e demolito la piscina Eden Rock senza autorizzazione del consiglio Comunale di allora può essere condivisibile, ma salvare e osannare quelle fatiscenti costruzioni in stato di forte degrado che  lo stesso architetto Renzo Piano ha dichiarato inutili e costruite non rispettando il suo progetto,  è assurdo e dannoso per l&#039;immagine della Città e per le casse Comunali che saranno costrette a pagare avvocati con i nostri soldi!

Lo stesso architetto Renzo Piano ha scritto al Comune Due lettere aporovando la demolizione demolita della sede-famiglia di Bastia: 
Leggete: _
 DUE LETTERE. Dal tono franco e cortese. Così l’architetto Renzo Piano ha messo una croce sulla salvaguardia dell’ex casa-famiglia da lui progettata trent’anni fa nell’ex area Giontella a Bastia (nella foto). «L’edificio non solo non è più usato ma non è più utilizzabile per gli scopi per cui era nato. E francamente non me la sento di farne una battaglia»: così scrive l’archistar al sindaco di Bastia Umbra Stefano Ansideri, primo promotore di una vasta opera di ristrutturazione dell’area. Un colpo per chi da mesi si è mobilitato per salvare l’ opera del maestro: in testa il professor Paolo Belardi, docente di disegno e architettura al dipartimento di ingegneria civile dell’Università di Perugia e l’associazione bastiola Oicos. Mentre avevano finora propeso per la demolizione il sindaco Ansideri (foto a destra) e la Asl 2, proprietaria della struttura. Una casa modulare in stato di degrado. Era stato tuttavia lo stesso sindaco di Bastia, dopo varie pressioni, anche mediatiche, a chiedere un parere sul da farsi a Piano. Che due giorni fa ha risposto, vergando una lettera con la sua inequivocabile firma dal pennarello verde. Nella missiva l’architetto ripercorre in breve la storia del sistema di «casa evolutiva», la casa ampliabile, con le pareti mobili, che ha ispirato il quartiere Rigo di Corciano e poi la struttura di Bastia. Ricordando il rapporto con la Vibrocementi Perugia, l’azienda di prefabbricati che ne ha promosso la sperimentazione e la dedica del progetto specifico di Bastia alla legge Basaglia. «Fu per me un progetto di militanza a favore di una legge e di un uomo per cui ho sempre nutrito rispetto e ammirazione», scrive Piano. Che alla fine chiude: «L’opera fu eseguita in modo difforme rispetto al progetto originale; mi risulta anche che la stessa in seguito fu ampiamente manomessa. Con questo non intendo ora rinnegarla ma in generale non credo alla ‘sacralità’ dell’opera (tanto meno in questo caso) mentre invece ho sempre creduto nella visione umana di Basaglia». 

PERTANTO TALI FATISCENTI COSTRUZIONI IN STATO D&#039; ABBANDONO VANNO DEMOLITE NEL RISPETTO DELLA VOLONTÀ DI RENZO PIANO E PER IL DECORO DELLA NOSTRA CITTÀ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A tutto c&#8217;è un limite!  Definire architettonicamente rappresentativi quei prefabbricati sperimentali e manomessi(non fedeli al progetto di Renzo Piano) tanto da coinvolgere la Sovraintendenza dell&#8217;Umbria per proteggere un assurdo e fatiscente degrado di un area di pregio della nostra Città, è un atto che grida vendetta al buongusto e all&#8217;etica dell&#8217;architettura stessa! </p>
<p>Tentare di bloccare il progetto di coloro che hanno deturpato l&#8217;area e demolito la piscina Eden Rock senza autorizzazione del consiglio Comunale di allora può essere condivisibile, ma salvare e osannare quelle fatiscenti costruzioni in stato di forte degrado che  lo stesso architetto Renzo Piano ha dichiarato inutili e costruite non rispettando il suo progetto,  è assurdo e dannoso per l&#8217;immagine della Città e per le casse Comunali che saranno costrette a pagare avvocati con i nostri soldi!</p>
<p>Lo stesso architetto Renzo Piano ha scritto al Comune Due lettere aporovando la demolizione demolita della sede-famiglia di Bastia:<br />
Leggete: _<br />
 DUE LETTERE. Dal tono franco e cortese. Così l’architetto Renzo Piano ha messo una croce sulla salvaguardia dell’ex casa-famiglia da lui progettata trent’anni fa nell’ex area Giontella a Bastia (nella foto). «L’edificio non solo non è più usato ma non è più utilizzabile per gli scopi per cui era nato. E francamente non me la sento di farne una battaglia»: così scrive l’archistar al sindaco di Bastia Umbra Stefano Ansideri, primo promotore di una vasta opera di ristrutturazione dell’area. Un colpo per chi da mesi si è mobilitato per salvare l’ opera del maestro: in testa il professor Paolo Belardi, docente di disegno e architettura al dipartimento di ingegneria civile dell’Università di Perugia e l’associazione bastiola Oicos. Mentre avevano finora propeso per la demolizione il sindaco Ansideri (foto a destra) e la Asl 2, proprietaria della struttura. Una casa modulare in stato di degrado. Era stato tuttavia lo stesso sindaco di Bastia, dopo varie pressioni, anche mediatiche, a chiedere un parere sul da farsi a Piano. Che due giorni fa ha risposto, vergando una lettera con la sua inequivocabile firma dal pennarello verde. Nella missiva l’architetto ripercorre in breve la storia del sistema di «casa evolutiva», la casa ampliabile, con le pareti mobili, che ha ispirato il quartiere Rigo di Corciano e poi la struttura di Bastia. Ricordando il rapporto con la Vibrocementi Perugia, l’azienda di prefabbricati che ne ha promosso la sperimentazione e la dedica del progetto specifico di Bastia alla legge Basaglia. «Fu per me un progetto di militanza a favore di una legge e di un uomo per cui ho sempre nutrito rispetto e ammirazione», scrive Piano. Che alla fine chiude: «L’opera fu eseguita in modo difforme rispetto al progetto originale; mi risulta anche che la stessa in seguito fu ampiamente manomessa. Con questo non intendo ora rinnegarla ma in generale non credo alla ‘sacralità’ dell’opera (tanto meno in questo caso) mentre invece ho sempre creduto nella visione umana di Basaglia». </p>
<p>PERTANTO TALI FATISCENTI COSTRUZIONI IN STATO D&#8217; ABBANDONO VANNO DEMOLITE NEL RISPETTO DELLA VOLONTÀ DI RENZO PIANO E PER IL DECORO DELLA NOSTRA CITTÀ</p>
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