Natale del Covid-19
di Don Girolamo Giovannini
Benigno Petrini, ex ferroviere, ogni anno si diletta a rappresentare il mistero della Natività. I suoi non sono presepi tradizionali. Le sue minuscole produzioni, nella loro straordinaria originalità, trasmettono ogni anno un messaggio.
Eravamo tutti in attesa di conoscere il messaggio di questo Natale del Covid-19: un Natale così simile a quelli dal 1940 al ’44. Per chi ancora se li ricorda, quei Natali erano appesantiti dal pensiero di tanti cari: genitori,sposi, figli dispersi sui fronti di guerra e dei quali spesso non si avevano più notizie.
Anche quest’anno ci aspetta un Natale pesante: per tutti l’ansia per una pandemia che non accenna a finire e la prospettiva di un futuro economico fiaccato come da una terza guerra mondiale. Per alcuni, e non sono pochi, un Natale ancora più pesante, quando ad opprimere l’anno c’è l’angoscia di persone care, lasciate sole in una corsia di ospedale, senza la possibilità di una visita attesa invano da giorni, e, non di rado, senza l’ultimo saluto.

Il Natale. La festa più cara ha il misterioso potere di rendere più vivi i sentimenti umani.
Come sempre Benigno ci ha sorpresi col presepio del Covid-19: una zappa, con in braccio un piccolo zappetto, e tutti e due con la mascherina.
La zappa, che per millenni, nelle mani degli uomini è servita a rendere feconda la terra, nelle mani del mistico Agricoltore (cf. Gv 15,1: “… Il Padre mio è l’agricoltore”), possa ridonare all’umanità un’era feconda di pace e serenità.
Don Girolamo Giovannini




