Attualita

Questi che precedono la più grande solennità per i cristiani, sono giorni dolci e amari.

Giovedì 9 aprile, il sole è tiepido, l’aria odora di primavera, l’albero di ciliegio

Giovedì 9 aprile, il sole è tiepido, l’aria odora di primavera, l’albero di ciliegio in giardino ha iniziato a fiorire. È una mattina come le altre o forse no. Sono trascorse quattro settimane dall’inizio della quarantena, le quattro settimane più intense della mia vita, di cui ricorderò a lungo ogni singolo istante, ogni emozione ed ogni paura. Nel fornito magazzino di mio padre un mese fa trovammo solo una mascherina, di quelle che è solito usare per i suoi lavori di giardinaggio, nuova di zecca, ancora incartata, modello FFP1, mia sorella ed io ci guardammo e senza sussurrare una parola i nostri occhi dissero: “C’è solo una mascherina, a chi tocca? Chi esce per la spesa?”. È toccato a lei. Il mio turno è arrivato dopo trenta giorni quando anche io ho trovato la mascherina, ed ecco il famoso 9 aprile di cui parlavamo. Mi alzo, prendo il caffè, mi vesto, “stamattina esco”, penso. Cartolibreria e posta, niente di più semplice eppure mi sembra di dover partire per chissà dove, è proprio vero che si capisce il valore di ciò che si ha solo quando lo si perde. Per una come me che, diciamocelo senza peli sulla lingua, a casa ci stava poco o niente, sempre di corsa, sempre in giro tra interviste, redazione e vita sociale attiva, ritrovarsi di colpo a fare la spola dalla cucina al salotto è stata una mazzata. Sono però una fiera sostenitrice del fatto che le leggi vanno rispettate ed in un momento come questo ancora di più, perché c’è in gioco la vita, la nostra e degli altri, per cui senza perdermi d’animo ho riorganizzato la mia routine. Tornando a questo giovedì mattina, lego i capelli, indosso mascherina e guanti ed in quel preciso istante realizzo tutto quello che per giorni ho scritto da cronista: LA VITA È CAMBIATA. Esco di casa con quel pizzico di paura e di inquietudine che ci accompagnerà per lungo tempo, prendo la macchina e vado. È una Cannara surreale, chiusa, deserta. Osservo le saracinesche dei negozi tirate giù, loro sono l’anima dei paesi, penso. I piccoli negozi tengono viva la città, ora più che mai ce ne stiamo rendendo conto. Quando saremo fuori dall’emergenza e pian piano torneremo alla nostra vita ricordiamoci di come erano le città quando tutto era chiuso, i commercianti per riaprire le porte avranno bisogno dell’aiuto di tutti. Non facciamoci trascinare dalla moda degli acquisti online, spendiamo quei soldi nei negozi, perché senza di loro le città resteranno spettrali. Ricominciamo dai piccoli negozi del nostro paese e dal Made in Italy, c’è bisogno di un piano immediato per sostenere e valorizzare le produzioni italiane. 

La Pasqua è vicina, vi giungano da parte mia gli auguri più sinceri. Questi che precedono la più grande solennità per i cristiani, sono giorni dolci e amari, in cui la natura che sta rifiorendo ci ricorda che la vita è sempre e comunque più forte di tutto, non c’è inverno, per quanto freddo, che la possa fermare. La Pasqua è speranza, il mio pensiero va a chi sta lottando da settimane in prima linea per salvare vite umane, a chi non c’è più, ai familiari delle vittime e a tutti noi che dobbiamo continuare a tenere duro. 

Ce la faremo.

Buona Pasqua a tutti.    

10/04/2020

Sonia Baldassarri

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