Assisi, 27 gennaio 2016. – Una scelta particolarmente simbolica quella del nuovo Prefetto della Provincia di Perugia, Raffaele Cannizzaro, di celebrare il Giorno della Memoria nella Città serafica, e precisamente a Palazzo Vallemani, sede del Museo della Memoria, istituito a ricordo dei fatti di solidarietà avvenuti in Assisi nei bui mesi tra il 1943/44. Presenti alla cerimonia il vescovo di Assisi, mons. Domenico Sorrentino, la Presidente della regione Umbria, Catiuscia Marini, il presidente della Provincia di Perugia, Nando Mismetti, numerosissime autorità militari e civili, oltre a tanti studenti. “ La città registrò in quei mesi – ha ricordato il sindaco Antonio Lunghi nel porgere il saluto al Prefetto e a tutti i convenuti – una unione corale di intenti e sforzi tra i cittadini, il Vescovo, gli ordini religiosi e le famiglie francescane, tra il podestà ed il colonnello tedesco che comandava la piazza di Assisi, e tutti coloro che si affannarono per salvare la vita a tante persone, ebrei e perseguitati politici, destinati altrimenti alla deportazione. Un nobile esempio di eroismo ed amore verso gli altri che valse il conferimento della Medaglia d’Oro al Merito Civile, che sta appuntata, a futura memoria e per l’orgoglio cittadino, sul Gonfalone della città, indicando quella fraternità francescana che deve continuare ad esserle propria, in linea con l’eredità spirituale e morale affidatale dal suo più grande concittadino, Francesco”. “ Perdonare non significa dimenticare – ha sottolineato il vescovo di
Assisi, mons. Domenico Sorrentino, ricordando il valore assoluto del Museo della Memoria assisano – ma occorre operare, perché in futuro non si ripetano gli stessi errori. Un Museo anche per ricordare – ha concluso – che tutti noi siamo ancora a rischio, che la vita è un dono e che bisogna imparare ad amare e rispettare, perché il futuro sia migliore”. La curatrice Marina Rosati ha ricordato che Assisi scrisse una bella pagina della sua storia, in quanto dei trecento ebrei ospitati nessuno venne ucciso, malgrado i rischi, anche incalcolabili, citando l’episodio di una donna ebrea che morì in un convento e, per seppellirla, fu organizzato un falso funerale, o del bambino che nacque tra quelle mura claustrali. “Un saluto particolare – ha esordito il Prefetto di Perugia Raffaele Cannizzaro- rivolgo ai familiari di Enrico Fiorucci e Marsilio Traversini, insigniti oggi della Medaglia d’Onore, internati il primo a Torun, in Polonia, dal 1943 al 1945, il secondo nei campi di lavoro coatto per l’economia di guerra prima in Germania e poi ad Innsbruck, in Austria. La necessaria memoria dei loro patimenti e sacrifici sia di monito per tutti noi, e forse, alla luce di tanto dolore, sarebbe più opportuno parlare non di olocausto, ma piuttosto di sterminio”.
Per gli insigniti hanno ritirato il riconoscimento il figlio di Marsilio Traversini ed i figli di Enrico Fiorucci, accompagnati dal sindaco di Bastia e dall’assessore alla cultura di Gubbio. Ha concluso la cerimonia Giuseppina Fiorucci con la lettura di una pagina del diario clandestino di Giovannino Guareschi, anch’egli deportato nel campo di concentramento in Polonia dal 1943 al ’45 : “….Oggi è la voce del numero 6865 che parla …. la figura dell’internato militare era nuova, non contemplata dai trattati e neppure dalla Croce Rossa…. non chiedevamo sostegni materiali, ma solo una parola, nella nostra lingua, che non giunse mai….”
27/01/2016
Paola Gualfetti


